martedì 29 novembre 2011

sulla scorsa domenica...

Tempo di conclusioni. Di chiusure, di riepiloghi che portano a termine, completandolo, un discorso aperto otto mesi fa, ma lasciando potenziali margini per eventuali futuri incontri. Tempo di variare lievemente la collocazione geografica e di recuperare una vena visionaria, espressionista, esistenzialista, strutturale, coniugandola al tattilismo, alla materia, al segno, al gesto e allo spazio informali, per pormi ancora una volta come tramite tra le immagini complesse, sottilmente cerebrali e poderose degli svizzeri - Cavalli, Dupertuis, Ferrari, Realini - e gli uditori, tesi a cogliere quella scintilla che rischiara di colpo la comprensione, quell'espediente che legittima il rapporto empatico con l'opera, prima che razionale.
Una magnifica esposizione dei quattro artisti ed un piacevole clima di fermento emozionale-intellettuale ha riscaldato il mio fraseggio, ha dato vita ai coloriti e alla bellezza della comunicazione recepita, replicando quanto avvenuto anche durante la partecipata stesura degli ultimi quattro testi per Il Centofiorini, accolti favorevolmente dagli artisti stessi, le cui parole sono una vera soddisfazione, oggetto della mia gratitudine, sorgente di energia.


martedì 22 novembre 2011

questo Altrove

Nuove pagine, nuovi indirizzi, nuovi passaporti per nuovi viaggi. 
Un cambio d'estetica, un aumento di spazio, un rinnovo generale, per variare la prospettiva e vedere le cose scorrere da altre angolazioni.
Così eccoci all'apertura di un nuovo blog, che porta il nome di quello vecchio, che archivia tutto quello che è già stato scritto, perché certe pagine sono come le fotografie in un album, conservano i ricordi, sono testimoni dei passaggi importanti e questa è solo una ricolorazione, solo l'aspetto aggiornato di quella bacheca dove appuntare i miei momenti, le cose fatte, le dissertazioni, i viaggi del corpo e della mente, i miei libri, le mie poesie, i progetti d'arte e di scrittura, le sinergie e le condivisioni, le estati, le dispersioni, le immagini e i suoni, le parole di, le parole per.....

lunedì 21 novembre 2011

l'altro Altrove_ "i miei libri"

martedì, 03 novembre 2009

La vita è un viaggio di formazione. Le esperienze che facciamo e i rapporti che scegliamo di allacciare costituiscono la strada su cui muovere i nostri passi e il contesto in cui comporre la nostra personalità. Ed è il tempo che passa a scandirne gli attimi, documentarne i ricordi, pronunciarne gli esiti.



lettere & meraviglia
time goes by
Marta Silenzi, 2009
ed. ilmiolibro.it











in copertina:
Green eyed frames, Giorgia Berardinelli, 2009
inchiostro e gouache su cartone
martedì, 10 febbraio 2009


Aria

Poesie scritte all´entrata del millennio...Sono ciò che non può essere prosa. Sono i libri letti, la musica ascoltata, l´arte respirata. Più ancora sono l´intangibile, il momento fugace che si muove veloce come l´ARIA, un richiamo dal passato, un intuito del futuro, un soffio sull´orecchio da un´altra dimensione...


Rosa Antico

Quasi una seconda parte della raccolta Aria. Fortemente ricettivi dell´esterno come dell´interno, i versi arrivano a toccare punte d´intimità fragili ma anche eco di una battaglia collettiva, evocate come attraverso la patina suggestiva del passato...


Il Frutteto 

ARANCETO, FRUTTI SCURI, MELI E MANDORLI, SOTTOBOSCO: un archivio di versi profumati, un recupero delicato di odorose sensazioni e ricordi aromatici. Fragranze dal passato, balsami femminili e languidi, sapori forti della terra e della vita. 




I Sensi

Esposta allo sguardo, l'interno come l'esterno, il corpo, le sensazioni, tattile, sensoriale, complessa...

mercoledì, 07 gennaio 2009


"Crescendo ci si accorge che la propria visione delle cose si modifica, si complica, perde la purezza, sovrastrutture e diaframmi s’inseriscono a filtrare l’origine essenziale di ogni sembianza e lentamente si scopre che tutto diventa possibile, nessuna opzione può essere esclusa in via definitiva per sé o per gli altri, ed un singolo fatto può espandersi ed invadere tutto il resto, anche se si credeva non ci fossero conseguenze. Flash, moda, arte, riviste e personaggi borderline nella storia di una fotografa e del suo contesto d’immagini e ritmi metropolitani che all’improvviso cambiano, iniziando a scavare senza fretta nel profondo ma restando apparentemente gli stessi, innescando introspezioni che finiscono per essere il vero approdo del racconto rendendo l’intera trama una metafora."
In copertina "La Follia", 2006, acrilico su cartone
di Giorgia Berardinelli

Il mio primo libro si affranca così dalla sua postazione sulla scrivania in forma di manoscritto e, attraverso selezioni e svariati cambi di direzione, guardagna quella ambita sullo scaffale, il mio e quello di altri lettori.
Se volete essere uno di questi cercatelo on line su www.ilmiolibro.it
(ovvero qui:

l'altro Altrove_"Ritratti:Donne"

lunedì, 06 dicembre 2010
Ritratti:Donne_n.10




 Thilo Pulch - Prague
 
Certi giorni tira il vento. Tira dentro e sembra che ti sbricioli le ossa, specie quelle del collo, alla base della nuca. Chissà se è colpa del mare, chissà se sarà ancora così quando abiterò in collina…Certi giorni tenere duro e farcela non è uno scherzo, non è un soffio, certi giorni mi devo aggrappare ad un palo immaginario che ho a fianco e dirmi ‘ sono io, ho le spalle grandi sotto queste spalle piccole’. Devo tirare fuori il sorriso con le tenaglie, togliergli la guaina e sostituirlo a questa brutta linea che ho per labbra. Devo cercare tra i pezzi di legno e ferro vecchio sul fondo del corpo casomai fosse rimasto lì un po’ d’ego, e limare e arrotondare per rendere gentili le mani e gli occhi. Ma la domanda è sempre quella. Da quanto tempo non esisto?
martedì, 29 giugno 2010
Ritratti:Donne_n.9


by Bientôt Demain blog, Nathalie Dérouet

L’inizio era il suono. Prolungato e lieve di un toccarsi metallico. Poi si accompagnava il gesto. La stoffa frusciava nei palmi, sotto le dita che piegavano senza mai stringere. Ed ogni movimento era respirato, ed ogni figura compiuta nello spazio sonoro e segnico della trasparenza.
Veniva il momento dell’acqua. Versata. Raccolta. La pianta effusa andava ad inanellare il fiorame composto ed era come un completamento della scena cui seguiva solo l’assaggio, il sapore sulle labbra e nell’intero essere.
venerdì, 18 giugno 2010
Ritratti:Donne_n.8


Ero attrezzata per qualsiasi tipo di vita avessi scelto, il mio bagaglio di esperienze mi aveva resa versatile. Trovai un buco tinteggiato a grandi pennellate incostanti e arredai tutto con i libri: il loro peso sulle braccia corrispondeva a tutto quanto avevano insegnato, il riflesso nella schiena lo sopportavo in nome della conoscenza. Quello che il giorno portava fuori da quella soglia rattoppata non riuscivo neanche a dirlo, quello che portava la notte nella città opaca e tolta di speranza sarebbe stato meglio non saperlo. Io ormai ero oltre, non avevo possibilità di redenzione, mi ero troppo mischiata al sapore torbido che hanno le azioni di sopravvivenza. Le letture erano l’unica cosa ancora possibile.
venerdì, 26 marzo 2010
Ritratti Donne_ n.7


new york city up, Marta Silenzi, 2008

Benessere è un senso di pulizia della vista.
L’immagine nitida quanto la mente lucida. Freschezza ai polsi ed un profumo nuovo che mi sappia ispirare.I passi uno in fila all’altro veloci – camminatori coi libri sottobraccio, segugi di ragioni, costruttori di pensieri.E lo scorcio, la vertigine di seguire la storia fin dove mi porta, dato che l’ho intrapresa.E la voglia di conoscenza e di bellezza infinite, da qui a lassù. E in lungo. E in largo. 

lunedì, 22 marzo 2010
Ritratti Donne_n. 6



James Casebere, Tunnel #2, 2003

Scritta come inchiostro sulla carta, assorbita dalla pagina impregnata di me; vergata nel mio segreto Tagebuch. Definita come luce, tagliata nel buio che recinge e chiude più di quanto questa reclusione ordinata e secolare sappia aprire. Questa centenaria condizione non ha voluto impararsi, non ha indicato alcun punto di equilibrio o libertà divina, soltanto la negazione del sentirsi umani, soltanto l’insano potente errore originale.
venerdì, 05 febbraio 2010

Ritratti:Donne_n.5



Yuki Onodera

Pioveva tanto che non riuscivo ad alzarmi dalla sedia.
Pioveva che non avevo fiato.
Avevo giocato al rialzo e l’esito era annunciato, c’era stato un avvertimento da qualche parte e adesso mi pulsava nelle tempie in modo che non potessi ignorarlo.
Scansavo il sapore del sangue ma continuava ad invadermi.
L’errore era stato sicuramente guardarli, l’insolenza asiatica sbatteva contro l’ego impettito dei loro tight in un modo che l’uso non permetteva e non contavano neanche le ore spese su quei tacchi castigati che aggiungevano anni e toglievano identità.
Le ombre non hanno occhi del resto.
Non ero altro che collant strappati nel buio di una stanza mentre fuori pioveva.
giovedì, 28 gennaio 2010
Ritratti:Donne_n.4






Paulo Nozolino – Mão , Ole John Aandal – Never Try To Trick Me With A Kiss , Morten Andenaes – Air Rifle


Quell'ora della notte, tarda, stanca. Quella monotonia di treno, il sapore denso dell’attesa nella bocca, l’andare del tempo favorito da quell’imminenza che soltanto io potevo sapere e che condizionava tutto, l’attenzione, gli occhi, il mio peso sul pavimento, le voci nel corridoio. Ogni situazione precedente a quella era stata una preparazione, un allestimento, un incastro sequenziale e necessario e alla fine ero al convoglio di tutti gli sforzi, all’atto finale. Quella era una fine e il giorno dopo un inizio. Di vite, sistemi, interi ordini. Nascondermi non era mai stato un problema, non avevo mai avuto identità, ne’ mi serviva. Dovevo agire e sapevo in che modo, la questione terminava lì. Quella sera, entro venti minuti, quando avrei sentito zoppicare fuori dallo scompartimento.
giovedì, 10 settembre 2009
Ritratti:Donne_n.3





Lovisa Ringborg - Solitary Act I - from The Limbo Pictures

Dovevo ingoiare la punizione senza il minimo fremito, me l'ero imposto, ma non riuscivo a tenere gli occhi aperti. Era il segno e la macchia della mia debolezza. E lei stringeva quello strumento di tortura con tale fermezza perentoria che non produceva la minima oscillazione. Più che l'amarezza della medicina, da quella distanza, percepivo il freddo del cucchiaio, il metallo assorbiva il gelo della stanza e mi trasmetteva brividi e vibrazioni, quasi risuonava la sua concavità riempita d'odio. Non so bene cosa fosse, quale metodo antiquato avesse deciso di adottare stavolta, ma intendevo l'onta della mia colpa, il suo diniego spietato si era manifestato in un lampo d'occhi e una breve contrazione delle dita. Eppure sarebbe stato così bello poter avere il mio bambino.
giovedì, 16 luglio 2009
 Ritratti:Donne_n.2




Jonathan Singer - Botanica Magnifica

Si cibava d'aria, di luci filtrate, di trasparenze. Passeggiava indolente nelle ore pomeridiane come avesse voluto fondersi con le specie esotiche della Serra Centrale. Era il suo posto quello. Quieto e odoroso. Soddisfava tutto il suo bisogno di panismo e poteva starsene ore da sola perchè quell'esperienza dei sensi e degli occhi non voleva condividerla nessuno con lei. A dire il vero erano tanti quelli che l'avevano progressivamente  allontanata. Quando inizi ad evitare i momenti conviviali con la gente è come se questa smettesse di fidarsi. Aveva fatto questo terribile errore, aveva lasciato aperto un canale troppo intimo. Nessuno poteva capirla. Il cibo non le serviva, la alimentava come non voleva dunque aveva scelto di non assecondarlo, di non assecondare la fame, la mancanza di energie. Si era rifugiata tutta nella forza della mente e nella fragilità dell'essere. I suoi rami erano esili e i suoi petali tremuli e delicati. Come una pianta. Ma a lei piaceva stare sola. Fuori dai commenti, fuori dalle raccomandazioni, fuori dagli sguardi preoccupati incollati alla sua figura come si fa con gli errori della natura. Le piaceva respirare, ascoltare i fruscii, confondersi tra le foglie....Decise di sedersi un momento sul cuscino vicino all'orchidea neve, ricordò che era soffice e color malva, poi più niente. Che strano, pensò.
martedì, 14 luglio 2009

Ritratti:Donne_n.1



Lovisa Ringborg - Holding breath, 2005

Rimase tesa ad occhi serrati. Decise che poteva mantenere aperto solo il canale dell'udito, era l'unica concessione disposta a fare, seppure ogni due o tre secondi doveva muoversi per mantenersi a galla. Gli allenamenti di apnea ora le tornavano utili, sapeva che quell'inspiegabile puntiglio di voler trattenere il respiro sott'acqua per migliorare i suoi tempi prima o poi le sarebbe servito a qualcosa. Ed ecco il momento. Una rabbia totale le aveva percorso tutto il corpo per finire dritta al cervello. Non poteva più sopportare una parola. Si alzò composta trattenendo ogni cosa dentro, chiese permesso come le era stato insegnato e uscì in giardino. Appena mise la faccia nell'aria serrò i pugni e corse al lago più forte che poteva. Due minuti dopo era nell'acqua, ma non con un balzo. Le avevano detto che bisognava avere rispetto delle superfici quiete. Si tolse le scarpe, le sotterrò vicine, e s'immerse piano, bagnando l'orlo del vestito un centimetro alla volta, fino alle spalle, fino al collo. Poi il mento, un respiro, e la bocca, poi il naso. Tenne gli occhi spalancati sul pelo dell'acqua per abbracciare tutta la trasparenza intorno. Li chiuse. voleva solo ascoltare il silenzio e l'incanto dell'acqua. Dopo un po' piantò i piedi nel fondo e rimase così.

l'altro Altrove_post "da una immagine"

venerdì, 19 novembre 2010


metaal - Bettina Neumann


reflections - Michael Nyman
 
Mattinale metallico, suono tecnico, conoscenza a edulcorare realtà scomode. Passaggi d'immagine in visioni e filtri. L'odore della plastica, dei materiali industriali. Un esercito di spinte e impulsi volti all'edificazione dell'individuo come arrampicate senza corda, come ventose sui vetri, come ragni femmina dal manto lucido e cangiante, stoffa che disperde colpe in virtù della bellezza e nasconde lo sforzo. Cieli tersi. Vento. 
martedì, 25 maggio 2010

bed of roses I, Marta Silenzi, may 2010


Camminavamo, presi di spine ad ogni angolo di vita, ma eravamo rose tra le dita e sui palmi, troppo morbidi per gli affondi, troppo tenui per procedere a morsi e strattoni.Sospesi e vitrei, fummo pietra nel muro del pianto, radice d'altitudine, tuffo in un letto di mare. Ci conservammo come i petali nella cera e la scelta fu di non scurire, di non andarsene mai. 



bed of roses II

lunedì, 24 maggio 2010


by Bientôt Demain blog, Jennifer Collier

Feci un abito delle sue parole scritte attraverso mondi ed ere. Me ne vestii per tutto l'a-venire. Consumai via di pensiero e condivisione i chilometri che aveva calpestato e detto. Tutto come fosse per  me sola. Arrivata dopo non so chi altro, arrivata a riempire, fermare, arrivata a volere tutto quanto era offerto e di più. Schivi di promesse ancora attraversiamo, sempre in cammino.
mercoledì, 17 marzo 2010

  
James Casebere - Row House, 1994

Quell’ora della sera che diventa notte, quel buio distante che viene a coprire e si dilata, invade e vince tutto tranne la luna, e le lampade sleali.
lunedì, 22 febbraio 2010

Immo Klink –
from Shelter
from European Communities

Mi cercarono invano per tutto il resto della loro vita.
Non potevano elaborare un simile nascondiglio, che poi non era tale, era solo la mia scelta ed in quanto inconcepibile stendeva sul mio mondo un velo d’invisibilità molto appropriato. Sparii.
E mi lasciarono ai miei giorni quieti, ai miei spazi liberi, a tutte le estensioni che chiamavano privazione e senza tutto quel loro essenziale che io avvertivo come un’invasione.
Mi lasciarono all’assenza della guerra dentro, al respiro, allo scorrere del tempo.
Le leggi del comune avevano preso a formarmi al centro del corpo una sorta di irritazione gassosa che aumentava con costanza ed ero disposta a rivedere parecchie delle conquiste della civiltà in cambio di una completa cancellazione del nervosismo. Ero persino oltre l’anticonformismo, diventato anch’esso di moda.
Avevo iniziato qualche decennio prima a percepire gli eccessi, li attribuivo ad un fattore di crescita ma erano invece una personalità già decisa e in forma. Erano una reazione sicuramente, ma la giudicavo sana e la scelta cadde sull’opzione dell’ equilibrio puro, cioè non quello basato sulla moderazione, ma quello fatto di simmetria armonica e sostanziale.
Rifiutai. Respinsi. Negai e ripudiai.
Infine bocciai ogni tentativo di manipolazione dei miei pensieri.
Mettere la mano sulla maniglia mi diede la prima scossa. Passare la soglia la ventata della piena, generosa, fulgida totalità.
martedì, 02 febbraio 2010





Axel Hütte

Unterer Truchsessweiher, 2004 
Elfenweiher 1, 2004

Era vetro l’aria di lassù.
Ci andavo per pulirmi l’anima e gli occhi.
L’inferno era tutto cittadino, morivo di velocità, scadenze, eccessi sociali, chiasso disarmonico e falsi obiettivi esistenziali. Prendere la macchina e scappare dove il vuoto significante sapeva ripristinarsi era la linfa, la vita, la ricompensa. Quelle erano le uniche notti possibili, gli unici giorni. Settimane fatte di accessori sovrabbondanti, borse cartelle, agende, elettronica e telefonia di ogni tipo si cancellavano in un solo bagaglio essenziale: svuotato il carico tornavo a riempire l’uomo, il volume dell’individuo schiacciato dai suoi strumenti di definizione tornava a respirare ed espandersi, tornava ad essere. C’era qualcosa di atavico che mi prendeva alle ginocchia, giganteggiava sulle mie debolezze e al contempo mi rinvigoriva. Anestetizzato la maggior parte del tempo, in quel posto tornavo a sentire lo scorrere di ogni cosa, dentro e fuori il mio corpo. Ed era una felicità silenziosa accordata soltanto sul presente.
lunedì, 11 gennaio 2010

Greyred Beech, Marta Silenzi

Filtrano assenze tra le altitudini. Immobilità e fremiti trattenuti. La coscienza che c'è stato un momento in cui tutto si è spogliato ed è caduto a terra, spostando la fascia colorata dall'alto in basso in un unico movimento di sonata, per far passare più luce. Filtrano assenze tra le altitudini, ricordi senza suoni, visioni di passaggi silenziosi, muti di rispetto. E l'odore freddo dell'inverno.
venerdì, 27 novembre 2009


Yuki Onodera - Portrait of second-hand clothes

Bastò respirare più a fondo di quanto avessi mai fatto prima. Fu un attimo di concentrazione assoluta. E di colpo non esistevo più.
X
lunedì, 23 novembre 2009

Laketree, Marta Silenzi, 2009

Il freddo umido del lago si spandeva lontano e in profondità. Era un grigio d'autunno comune eppure insolito, sembrava avere delle voci dentro, nella nebbia, nell'acqua, negli alberi. Ci andavo per pensare. Mi calavo la visiera sul naso, mi seppellivo nella sciarpa. Camminavo a lungo. Sentivo ad ogni passo le radici robuste e i fondali salmastri, toccavo i tronchi con le mani, li invidiavo. Forse sarei salito su quei grossi rami macchiati una volta, almeno una volta, forse avrei indugiato un po' di più sulla vecchia banchina, con la faccia sul punto più profondo del lago, a specchiarmi, chiedendomi come si può affogare in acque tanto quiete.  
martedì, 10 novembre 2009

Rob Hornstra
Abandoned house, Turgayak, Russia, 2003       Abandoned house, Karabolka, Russia, 2003

Strideva e crepitava ad ogni passo. L’assenza riempiva tutto ed era così totale da azzerare anche il pensiero. Toccavo con le mani e mi tagliavo la pelle sugli intonaci, sul vuoto, sul rumore che raccontava solo della fuga. Era freddo. Nelle dita, nel ferro e nell’aria. Era un freddo che produceva quasi suono, un sibilo desolato, un autoproclamarsi del nulla, della vacuità che si era insediata negli ambienti come durante un’occupazione.
Poi l’inserirsi di una tromba. Vagamente lontana.
È strana la melodia di una tromba senz'altro strumento.
Spiega la vastità e l’isolamento, come una didascalia sotto un’immagine.
giovedì, 24 settembre 2009


TRENTATREREMI - Mimmo Jodice

Il vento sulla faccia e gli spruzzi di sale, schiuma d'inverno, un là infinito che penetra e fende l'aria dentro, spinge in fondo e cosa c'è dall'altra parte? Cosa c'era quel giorno fatto d'acqua? Ci vedevo un fantasma, piantato lì al centro di quel taglio dritto sempre pronto a fare un sopra e un sotto. Mi guardava fisso e senza espressioni, una cera al butulino. Non fluttuava, non poggiava. Occupava uno spazio ma senza invaderlo, senza che fosse presente. Stava lì. Cieco. Fermo. Parte della marina, parte dell'inquietudine. Gli urlai di parlare, se aveva qualcosa da dire. Lui se ne andò spento da un interruttore, ma lasciò il peso della sua assenza a rovinare il mare e il cielo.