lunedì 17 luglio 2017

Vento d'estate. 
Anche troppo ma più che altro soffia dentro. Un luglio denso e un po' grumoso che non lascia apparire le visioni evocate, che non libera la mente e non disseta con le immagini fresche e le bollicine auspicate.
Una specie di sovraccarico a volte crea strati difficili da snodare, è il preferie, il preevento o magari è solo il post di qualcosa e allora è forse peggio perché vuol dire che è un risultato e i risultati difficilmente li puoi cambiare. 
Tendo a vederla nell'altro modo. Un momento che lascerà spazio a gustose bibite refrigeranti, paesaggi azzurri, ore distese, recupero e benessere.
Sono in bilico. Non su una corda, ne' su una scala. Ho entrambi i piedi a terra eppure non ho equilibrio. L'ho perso poco fa, subito dopo averne riconosciuto la possessione. È sempre così. Il futuro è certo, non potrebbe esserlo di più tuttavia è un incognita la mia capacità di affrontarlo, la prospettiva del mio sguardo. Attendo che tutto mi si riveli, attendo di vedermi, di capire e di fare. 
Di ritrovare accordi, completezza e passo leggero, cose che vanno e vengono, lo so, ma spero di trattenerle ogni volta un po' più a lungo.
Intanto mi siedo vicino ai libri sulle mie scale di legno e respiro la loro quiete, intanto tengo occupate le mani, espongo all'aria la faccia e cerco di sentire più lontano, intanto osservo e prendo nota, disperdo negatività nei temporali, ascolto poesie di Nick Cave mentre guido e vedo la campagna viaggiare fino al mare. Intanto vado, purtroppo non fin dove vorrei andare.



giovedì 15 giugno 2017

Giugno denso, pieno di impegni e giornate sezionate, escluso lo spazio della riflessione, ore da incastrare e utilizzare al meglio, da strizzare fino all'ultima goccia di succo. Giugno di strane nottate e trascinati malanni. Di crescita anche. Di accordo, di attesa. Giugno di consapevolezze, di conferme, di trovata centralità.
Voglia di mare, brezza, respiri liberi e profondi, di stare stesa al sole. Voglia di gelati colorati e passeggiate serali, conversazioni pacate, abiti comodi e freschi.
Voglia di riposo da cui nasca lo stimolo, da cui risalga l'energia.
Voglia d'estate, grilli e lucciole nelle siepi.
Di un po' di dolce magia.

sabato 10 giugno 2017

Purity

Jonathan Franzen.
I suoi personaggi e argomenti mi fanno innervosire dalla prima all'ultima frase. Eppure quando chiudo il libro so di aver finalmente letto un Romanzo.
È la terza volta che mi succede con lui.
Rifletto sulla capacità di mettere in fila sensatamente una spaventosa quantità d'informazioni lungo 650 pagine, di spalmarla per decenni e continenti con tanta chiarezza, soprattutto rifletto sulla sapienza costruttiva che informa di cose in grado di cambiare faccia alla storia solo al momento giusto, perfettamente incastrate con il resto, difficili da intuire anche se in fondo erano lì da sempre.
Sono pochi gli scrittori che mi stupiscono così oggi. E se penso allo ieri, ieri era l'Ottocento. Erano i russi.
Dopo Le correzioni e Libertà, ancora parliamo di esseri umani e di cose reali e quindi ancora parliamo di famiglie.
In cerca di Purezza, attraverso uno strato infinito di sporcizia, melma mentale e comportamentale: da uomini tremendamente imperfetti quali siamo inseguiamo ideali che non raggiungeremo mai.
Figure maschili e femminili dotate di uguali parti di bellezza e sudiciume, tutti hanno cose di cui vergognarsi, segreti da tenere anche quando professano spudorata sincerità a tutti costi, specie i numerosi giornalisti della storia. E sopra ogni cosa capire che le azioni sono spinte non dal senso di giustizia ma dal senso di colpa.
Dialoghi, sfaccettature di punti di vista e narrazione, contestualizzazione e tornitura dei personaggi ti pongono rispetto al libro come di fronte ad una scultura, tu puoi girarle intorno, vederla a 360 gradi. La tua esperienza è completa.

Possono piacermi diversi tipi di libro e anche diversi tipi di scrittore, ma è solo dopo queste letture che mi sento letterariamente appagata.
Franzen è un gigante.



mercoledì 24 maggio 2017

Tempo. Che passa senza lasciare avvisi, senza rintocchi, solo scorrendo silenzioso e discreto sotto la superficie degli accadimenti, della quotidianità, del lavoro, dei fine settimana, dei cambi stagionali e climatici.
Tempo che incalza e non rallenta.
Viaggi che partono e cambiamenti che si accettano, sfumature di evoluzioni, crescite...
L'età è arrivata ad una cifra tonda ed il presente assomiglia alla completezza, quella richiesta con un foglietto scritto a mano e appeso su un albero dei desideri.
Vado modificandomi eppure so che resto un'osservatrice, trovo momenti di posa e riflessione, traduco in pensieri, in parole. Presto spero di nuovo scrittura.
Mi sento a bordo di un treno che si muove con costanza, ma non lascio andare niente, tengo nastri flessibili stretti attorno alle cose che voglio portare con me e le mie mani non si riempiono mai.
Maggio.
Siamo già oltre il risveglio e le serate odorose, siamo ad un passo dall'estate e quasi non so come ci siamo arrivati ma non importa, è il momento giusto per accogliere ogni nuovo ritmo e farlo proprio, si trova spazio, si trova energia e mondi personali in cui annegare le brutture e succhiare linfa.
Sono ancora una volta vascello e traghettatore ed è un viaggio nel viaggio, un'esperienza tra le esperienze, un'avventura intima e condivisa che porterà ad un nuovo approdo tutto da scoprire.
Il tempo lega ogni cosa come un anello all'altro, si tinge di verde e luce bianca, profuma di fresco e di ombra. Conduce.


martedì 11 aprile 2017

La parola ora è RESPIRO.
La parola è organizzazione.
PROFUMO.
Le parole sono SONNO, impegno, CURA.
Si può aggiungere cambio, rinnovo, VISIONE. Avventura.
E certamente SCELTA.