Mirror - Sonia Marin
Vegliare la porta, combattere con i vestiti e con l'agitazione, non fare rumore.
Ricordarsi anche di respirare.
La clandestinità del momento acuiva i sensi ma aumentava anche la percezione dei suoni, lo scricchiolare del parquet, il tintinnio dei cristalli, l'ascensore nel vano scale.
Ci guardavamo negli occhi muti ad ogni fremito esterno e poi infuriavamo di nuovo. Non dovevamo essere lì, non ci erano permesse quelle emozioni. Eppure come ci si poteva negare?
Come valgono le regole generiche per i casi specifici?






