sabato 31 marzo 2012










There was a garden, in the beginning, 
before the fall, before Genesis
There was a tree there, a tree of knowledge. 
Sophia would insist
you must eat of this.

Original sin? No, I don't think so.
Original sinsuality.
Original sin? No, it should be original sinsuality.


(T.A.)

venerdì 30 marzo 2012

Arrivano sempre quei momenti di catarsi. Arrivano sulla coda di una giornata anche troppo calda, di una settimana piena, di un mese sottosopra e li trovi in solitudine, nel fresco silenzioso di questa grotta-galleria, tra dipinti e incisioni, al riparo dalle voci, dal tuo stesso umore, quando metti su la canzone giusta, talmente perfetta che chiamarla canzone suona riduttivo. E' sempre lei, conosci già l'effetto e la cerchi per trovarti ogni volta.
E ogni volta ti trovi.

martedì 27 marzo 2012

Giorni instabili e di escursioni come le nuove temperature, come la nuova ora.
Mi vesto troppo in fretta di tessuti leggeri e poi mi riempio di zavorre emotive che fatico a smaltire sudando ogni mattina. Provo a trovarmi e come al solito la primavera mi distrae, con la luce bella e i venti insidiosi, con le promesse, con le nostalgie. Cerco concentrazione utile che renda ogni momento colmo e produttivo, poi mi colpiscono ricordi di questa stagione al tempo delle medie, quando mettevamo t-shirt e tracolle conformi e uscivamo tra amiche, piene di racconti e coi caratteri ancora senza equilibri, trovando solo burrasche o sintonie.
Qualcosa di me è rimasto a rincorrere i gatti dietro la ferrovia, dove aveva abitato un tempo Sibilla Aleramo, qualcosa in quei terrazzi assolati, quando tutto sembrava difficile e invece era ancora semplice...




la Naj Oleari......

venerdì 23 marzo 2012



"Artisti e gallerie – artisti in galleria"


Solitamente la fruizione artistica consiste nel recarsi in un luogo dove si espongono o si conservano opere d’arte per poterle guardare nella loro compiutezza. Questi luoghi-contenitori, di collezioni permanenti o mostre temporanee, prendono il nome di musei, o più spesso di gallerie. Il termine viene dal francese e va ad identificare una sorta di lungo passaggio coperto in un edificio abitualmente adibito alle passeggiate e quindi ornato di quadri, statuaria e oggetti pregiati con lo scopo di allietarle. Oggi la galleria d’arte è anche quella che, oltre ad esporre, vende le opere e si occupa maggiormente di arte contemporanea, salvo il caso in cui si tratti di una galleria antiquaria. Comunque in ognuno di questi spazi l’opera che andiamo ad ammirare è finita, cioè l’artista ha completato la sua ricerca e lavorazione riguardo quello specifico manufatto e noi ci troviamo di fronte all’atto finale, al risultato, all’esito ultimo di un processo di realizzazione di cui non sappiamo nulla o, pur conoscendolo, non vediamo nulla, non nel suo svolgimento.
Negli ultimi cinque anni, dietro l’input e l’organizzazione del maestro Franco Morresi, alcuni giovani artisti locali rivoluzionano tanto il concetto di ‘opera finita’ quanto quello di ‘contenitore espositivo’, osando mostrarsi nei loro work in progress e adottando come teatro un particolare sito cittadino, una piccola piazza, un popolare centro di ritrovo, coperto ma non al chiuso, che prende appunto il nome di galleria. L’opera d’arte diventa allora performance. Dall’ideazione alla scansione delle varie fasi lavorative. Dalla preparazione di una tela alla scelta della tavolozza, dal disegno preparatorio alla miscela dei materiali, dalla modellazione di un ritratto plastico all’elaborazione di un’istallazione, dalla figurazione pulp della street art al gioco armonico del body painting. Dieci artisti in cinque anni si espongono assieme alle loro realizzazioni, mostrando cosa anima il processo espressivo, come si traduce in termini artistici un dato emotivo, come diventa oggetto un pensiero e di cosa si carica lungo la strada, mettendo alla ribalta – sotto gli occhi di un pubblico attivo e brulicante tra le opere, nate quindi nel pieno vitale di serate estive, tra la gente, e non nel chiuso favorevole di un atelier – stralci di ricerche individuali, intimità vulnerabili, energico esibizionismo e differenti personalità in modo che i fruitori possano accedere anche alle zone grigie, agli spazi intermedi, alle incertezze e ai pentimenti, alla spinta infervorata del momento benevolo come all’azzeramento in cui l’immagine non sale, l’idea non si concede, non trova la forma. Tele e carte accolgono gesti, mosse, evoluzioni di pennello, spargendo odore di colore, costruendo paesaggi di pittura anoggettuale, conservando il valore segnico affidato anche alle installazioni che, nello spazio, sforzano la logica, spingono e annodano (Antonio Del Gatto); o evocando dalle profondità del biancore nuances svanite e disciolte, come lentamente assorbite dalla superficie in moduli che, con grazia, compenetrano e si fanno largo (Elena Bettucci); e concedendosi anche ad attimi di art fusion dal gusto metropolitano, a più mani sulla tela, tra il murales di periferia e l’action più “dekooninghiana”. Prestazioni metodologiche animano volti, dalle fattezze dei presenti presi a modello, dentro una massa di argilla inerte, chiamando dal nulla le fisionomie sui precisi tocchi delle dita, calibrando carezze e incidendo pressioni (Enrico Angelini). Esili disegni a matita cedono la loro leggerezza alla sagacia, all’immediatezza contenutistica dello street art style, dai contorni netti, le campiture acriliche pure e compatte, il messaggio pesante come una sentenza mascherata d’ironia (Giulio Vesprini). Talvolta spuntano cartoline dal sapore anni ’50 ed il gusto del dettaglio che ben presto lascia il pennello per l’ago, quello da cucito, volgendosi al femminile dei soggetti oltre che dei particolari (Martina Pagnanini); un femmineo declinato poi quasi in chiave tatoo, steso con le mani e sposato all’andamento circolare, simbolico, ancestrale, come un rituale propiziatorio fatto di neri robusti, di rossi, di ocra (Laura Martellini). Le mani si sporcano con fondi di bassorilievo spolverati e riempiti di forme abbondanti e linee morbide dal sapore monumentale,valide anche nei volumi scultorei in ceramica raku ispirati a misteri generativi e cosmogonie (Daniela Vito), il tutto opposto ad un dripping compositivo e nebuloso, rinnovato nell’uso di materiali naturali, tra Pollock e il Dubuffet delle Texturologies (Paolo Bernacchia). La sapienza tecnica infine sbalza un rilievo narrativo e solenne della decollazione del santo patrono (Girio Marsili), lavoro notevole, coraggiosamente in contrasto con la vivezza trompe l’oeil del body painting più decorativo, tra mannequins e sirénes (Ilaria Pellerito), dandoci prova degli estremi dell’arte, delle vaste direzioni in cui il linguaggio espressivo può spingersi e come riesce a farlo, con tutta la freschezza e l’impeto che un drappello di giovani artisti ci consegna nelle mani e tra gli occhi.


Marta Silenzi














Arte Contemporanea
Civitanova Marche
24 marzo-15 aprile 2012

martedì 20 marzo 2012




“Sfiora e ferisce 
disposto in diadema 
l’oleandro bianco”


Nel bellissimo negozio/laboratorio Fiori Righe e Pois (blog e fb), uno spazio incantato di ricerca e produzioni fatte a mano attente ai materiali, all'originalità di concetti e contenuti, al gusto creativo, all'etica delle azioni e alla bellezza delle finiture, 

nasce il progetto di editoria artigianale indipendente OLEANDRO BIANCO, che la mia amica dai capelli rossi ed io avevamo in testa da un po' e che oggi prende il volo nel suo negozio, con la primavera, sotto forma cartacea di favole, raccolte di poesie, quaderni decorati, cartoline, segnalibri, LeggiScrivi (notes da scrivere ma anche da leggere) e tutto quello che verrà...

i miei testi si vestono di stoffe, perline, carte ricercate o di recupero e trovano profumi e colori nuovi, la nuova luce di questa nuova stagione.






Fiori Righe e Pois
blog:


lunedì 5 marzo 2012



studio di Dino 

Certi pomeriggi sono ore rubate allo scorrere del tempo, rubate al sole, rubate alle temperature prematuramente calde. Ci si rifugia in uno studio d'artista, per dare una mano a sistemare, per sostenere sua moglie, vestita del suo montgomery con l'interno a scacchi, che mette i passi dentro le sue impronte, soprattutto per poter restare ancora un poco a respirare quell'odore delle sue cose, dei suoi lavori che aspettavano di essere finiti...
Certi pomeriggi sono immagini rubate, come sempre cercavo di rubare anche quando c'era lui, per portarmi via un frammento del suo mondo, lui che era sempre così generoso, di parole, di insegnamenti e di sorrisi.
Lo ritrovo di continuo, nelle strade e nei dettagli di paese che vedo ogni settimana e che chiamano ricordi creati insieme a lui appena un anno fa; in quella tempera rossa con la dedica (Con amicizia, chiedendomi:"possiamo dirci amici, no?"); nei suoi libri che mi sono stati donati, quell'incredibile e immeritata eredità dei Discorsi sull'arte di Sir Joshua Reynolds, dove posso cercare le sue sottolineature corpose, un saggio di Jean Claire, i volumi di estetica, critica e filosofia dell'arte, nomi conosciuti all'università che nelle sue copie assumono un maggiore grado di verità, teorie che si fanno pratica, e poi quel testo francese su Chardin, che era uno dei suoi artisti preferiti, con le sue piccole traduzioni annotate a matita sulla stampa...
Quanto risuona nell'intimità dei luoghi abitati.