studio di Dino
Certi pomeriggi sono ore rubate allo scorrere del tempo, rubate al sole, rubate alle temperature prematuramente calde. Ci si rifugia in uno studio d'artista, per dare una mano a sistemare, per sostenere sua moglie, vestita del suo montgomery con l'interno a scacchi, che mette i passi dentro le sue impronte, soprattutto per poter restare ancora un poco a respirare quell'odore delle sue cose, dei suoi lavori che aspettavano di essere finiti...
Certi pomeriggi sono immagini rubate, come sempre cercavo di rubare anche quando c'era lui, per portarmi via un frammento del suo mondo, lui che era sempre così generoso, di parole, di insegnamenti e di sorrisi.
Lo ritrovo di continuo, nelle strade e nei dettagli di paese che vedo ogni settimana e che chiamano ricordi creati insieme a lui appena un anno fa; in quella tempera rossa con la dedica (Con amicizia, chiedendomi:"possiamo dirci amici, no?"); nei suoi libri che mi sono stati donati, quell'incredibile e immeritata eredità dei Discorsi sull'arte di Sir Joshua Reynolds, dove posso cercare le sue sottolineature corpose, un saggio di Jean Claire, i volumi di estetica, critica e filosofia dell'arte, nomi conosciuti all'università che nelle sue copie assumono un maggiore grado di verità, teorie che si fanno pratica, e poi quel testo francese su Chardin, che era uno dei suoi artisti preferiti, con le sue piccole traduzioni annotate a matita sulla stampa...
Quanto risuona nell'intimità dei luoghi abitati.