Those days run away like horses over the hill scriveva il buon vecchio Hank, ed è particolarmente calzante per questa primavera che sgrana via le giornate una dopo l'altra con velocità da pendenza, edificandomi e disperdendomi allo stesso tempo come pochi altri momenti della mia vita.
Tra un temporale e l'altro, una piovuta e l'altra, una spinta di vento e l'altra, ci sono stati anche momenti di luce forte, di caldo intenso e devo dire che non posso lamentarmi di niente perché in fondo le condizioni climatiche mi piacciono tutte e con me sono state clementi: si sono ben calibrate ai miei viaggi e spostamenti, concedendomi il sole in laguna per la presentazione della collettiva ai Giardini della Biennale, un tempo discreto in Friuli a sondar le terre piane e pure a Lugano per l'incontro con gli editori di Pagine d'Arte. La pioggia me la sono goduta a casa, lavorando ai testi, facendo ricerca, conciliata da quel picchiettare sul tetto che mi dà un particolare senso di conforto, e per il mio compleanno ventiquattro ore d'estate profumate di tigli e sambuchi, quest'anno senza moto ma ugualmente speciali e piacevoli.
Ed eccoci arrivati alla metà di maggio. A guardare indietro sembra di averla fatta un po' di strada, di averla attraversata in macchina e col treno, di averla percorsa con l'impegno della mente e del corpo. A guardare avanti sembra che si vedano concrete, nuove e potenziali prospettive, in un misto di stanchezza ed energia, sicurezze e tremori, aspettando un altro cambio di stagione e l'arrivo delle lucciole.

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