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martedì 28 agosto 2018

Fine agosto. Voglia vaga di scrivere. Forse perché ho appena finito un bel libro. Uno di quelli che ti restano attaccati per un po', come se continuassi a leggerli nella mente, come se il fraseggiare si aggirasse nel tuo corpo liberamente, sussurrando dall'interno. E allora mi viene voglia di scrivere. Anche di niente.
Mi viene sempre voglia di scrivere. Appena ho un attimo di quiete. Appena si addormenta uno dei bimbi e ho qualche momento quieto, appena la testa si svuota del quotidiano e dell'imminente e si riempie di tutto ciò che è sospeso e aspetta una collocazione, un divenire, un compimento.
Guardo il quaderno dove ho accumulato appunti, post-it, pezzi di racconti, bozze di testi, idee e immagini. Lo tengo e lo riempio dalla nascita di mia figlia.
A intervalli regolari ricordo a me stessa con estrema nostalgia che non scrivo da più di tre anni e invece no: lo tengo in mano il lavoro che porto avanti da più di tre anni. Arriverà il momento in cui tutto troverà ordine, prenderà forma, verrà limato, cucito, farcito, assumerà un aspetto e, come al solito, scoprirò che sotto c'è sempre stata una direzione, che la mia scrittura ha una volontà anche propria di portarmi dove devo andare.
Scrivere. È un verbo distante da pubblicare, da essere scrittore. È un'azione. Basta a se stesso.
Non lo so se ha un senso accumulare dettagli, tessere storie, inventare caratteri, costruire situazioni. 
I lettori sono ridotti. Ma lo devo fare. Anche se i lettori non ci fossero affatto.
Ragione e significato.
Quello che resta.


martedì 15 maggio 2018

Spazi piccolissimi per la scrittura. Frammenti, niente più che frammenti rubati allo scorrere serrato e denso, colmo, delle ore, dei giorni e delle settimane. Pigio i tasti per ricordare a me stessa che so ancora farlo, che le parole salgono ancora veloci alle labbra e alle dita, e attendo, attendo che arrivi il momento piano e morbido in cui potrò di nuovo dedicarmi a questo.
Intanto questo scorrere gravido di cose mischia eventi a quotidianità: la vita coi bambini, le notti stanche, la luce delle cinque e i cinguettii fuori nella campagna; l'impegno con la Galleria, gli incontri d'arte da preparare uno dietro l'altro, scegliendo tagli fuori dal comune, fuori dalle classiche monografie, per seminare, indirizzare un interesse, regalare una visione e svelare una chiave di conoscenza. Tutto per migliorare, edificarmi, tenermi attiva, relazionarmi agli altri, dare un senso agli studi e serbare un esempio, offrire subito un'occasione ai piccoli di annusare l'arte, familiarizzare con i libri e le immagini, sapere di cosa è fatta la mia esistenza oltre alle loro voci, alla loro pelle, ai loro occhi, alla loro personalità totalizzante.
Studio, famiglia, panorami verdi sotto la pioggia di maggio come in Irlanda, giochi e merende, appunti mentali, macchina e strade, noi quattro e i nostri spazi condivisi, la primavera e fra poco l'estate, il tempo che va...

mercoledì 15 novembre 2017

Le nubi e le ombre di settembre, l'oro rosa dei tramonti di ottobre, la pioggia grigia di novembre...sembra che ogni mese abbia il suo cielo peculiare ed io sono qui a guardarli, dall'interno, con questo autunno che ha chiuso la porta e mi ha lasciata alla finestra.
È un momento da vivere e da affrontare, passerà e mi lascerà il ricordo di notti di veglia e ascolto e di giorni assonnati e scanditi, li guarderò a distanza e saranno esperienza, vissuto, parte della mia storia.
Intanto sogno qualche momento tranquillo sul divano abbracciata alle gambe, sotto una coperta morbida e con una tazza bollente tra le mani. Sogno almeno 6 ore di sonno nel mio letto. Sogno qualche ora in biblioteca o in libreria ed un bottino di libri da leggere d'un fiato. Sogno un percorso yoga per trovare l'equilibrio di una nuova me. Sogno di tornare a sentire e scrivere fluida e frusciante. E tanto altro, senza sosta sogno.





giovedì 14 settembre 2017


Settembre è sempre un rientro, anche dai luoghi dove non sei stato. E' un incamminamento e insieme un recupero, di ritmi, di pensieri, di temperature. Anche di ricordi e sensazioni. Un predisporsi.




mercoledì 23 agosto 2017

Una nuova libreria da scoprire libro dopo libro, mentre le giornate si fanno più corte e le luci della sera arrivano un po' prima. E sembra quasi un conforto.
Poche foto nella sacca, molte meno di quanto avrei voluto, di quanto credevo e quindi meno storie da ricordare.
Qualche serata buona, uno splendido pomeriggio con due amiche nella città alta, tante letture, cambiamenti attuati ed altri, grossi e imminenti, in arrivo.
Mare a luglio, quasi niente in agosto. Partenze mancate, camminate perdute, febbri alte, nervosismi di troppo, chili in più e una scia di voglie infinita: voglia di momenti con gli amici, chiacchierate, cocktail colorati e birre ghiacciate; voglia di silenzio, voglia di scrittura, passeggiate notturne, odore di frutta esotica, condivisione e maggiore sintonia; voglia di film ogni tanto, di spensieratezza, di un'abbronzatura migliore, di profumi e massaggi, di spazi più ordinati, e poi di musica, tanta tanta musica intensamente ascoltata e invece dispersa in questa stramba, incostante estate...
Se ne va così il mio viaggio di quest'anno, nell'altalena di calure e maestrali, scivola verso un settembre che ha sentore di ripresa ma che è anche contenitore di importanti cambiamenti che saranno una cesura e un riavvio.
Resta una coda che possiamo ancora colorare a modo nostro, che forse ha in serbo sorprese vivaci e inaspettate: proveremo a muovere passi leggeri e a tenere pulito lo sguardo. Qualcosa magari strizzerà l'occhio e verrà.


lunedì 17 luglio 2017

Vento d'estate. 
Anche troppo ma più che altro soffia dentro. Un luglio denso e un po' grumoso che non lascia apparire le visioni evocate, che non libera la mente e non disseta con le immagini fresche e le bollicine auspicate.
Una specie di sovraccarico a volte crea strati difficili da snodare, è il preferie, il preevento o magari è solo il post di qualcosa e allora è forse peggio perché vuol dire che è un risultato e i risultati difficilmente li puoi cambiare. 
Tendo a vederla nell'altro modo. Un momento che lascerà spazio a gustose bibite refrigeranti, paesaggi azzurri, ore distese, recupero e benessere.
Sono in bilico. Non su una corda, ne' su una scala. Ho entrambi i piedi a terra eppure non ho equilibrio. L'ho perso poco fa, subito dopo averne riconosciuto la possessione. È sempre così. Il futuro è certo, non potrebbe esserlo di più tuttavia è un incognita la mia capacità di affrontarlo, la prospettiva del mio sguardo. Attendo che tutto mi si riveli, attendo di vedermi, di capire e di fare. 
Di ritrovare accordi, completezza e passo leggero, cose che vanno e vengono, lo so, ma spero di trattenerle ogni volta un po' più a lungo.
Intanto mi siedo vicino ai libri sulle mie scale di legno e respiro la loro quiete, intanto tengo occupate le mani, espongo all'aria la faccia e cerco di sentire più lontano, intanto osservo e prendo nota, disperdo negatività nei temporali, ascolto poesie di Nick Cave mentre guido e vedo la campagna viaggiare fino al mare. Intanto vado, purtroppo non fin dove vorrei andare.



giovedì 15 giugno 2017

Giugno denso, pieno di impegni e giornate sezionate, escluso lo spazio della riflessione, ore da incastrare e utilizzare al meglio, da strizzare fino all'ultima goccia di succo. Giugno di strane nottate e trascinati malanni. Di crescita anche. Di accordo, di attesa. Giugno di consapevolezze, di conferme, di trovata centralità.
Voglia di mare, brezza, respiri liberi e profondi, di stare stesa al sole. Voglia di gelati colorati e passeggiate serali, conversazioni pacate, abiti comodi e freschi.
Voglia di riposo da cui nasca lo stimolo, da cui risalga l'energia.
Voglia d'estate, grilli e lucciole nelle siepi.
Di un po' di dolce magia.

mercoledì 24 maggio 2017

Tempo. Che passa senza lasciare avvisi, senza rintocchi, solo scorrendo silenzioso e discreto sotto la superficie degli accadimenti, della quotidianità, del lavoro, dei fine settimana, dei cambi stagionali e climatici.
Tempo che incalza e non rallenta.
Viaggi che partono e cambiamenti che si accettano, sfumature di evoluzioni, crescite...
L'età è arrivata ad una cifra tonda ed il presente assomiglia alla completezza, quella richiesta con un foglietto scritto a mano e appeso su un albero dei desideri.
Vado modificandomi eppure so che resto un'osservatrice, trovo momenti di posa e riflessione, traduco in pensieri, in parole. Presto spero di nuovo scrittura.
Mi sento a bordo di un treno che si muove con costanza, ma non lascio andare niente, tengo nastri flessibili stretti attorno alle cose che voglio portare con me e le mie mani non si riempiono mai.
Maggio.
Siamo già oltre il risveglio e le serate odorose, siamo ad un passo dall'estate e quasi non so come ci siamo arrivati ma non importa, è il momento giusto per accogliere ogni nuovo ritmo e farlo proprio, si trova spazio, si trova energia e mondi personali in cui annegare le brutture e succhiare linfa.
Sono ancora una volta vascello e traghettatore ed è un viaggio nel viaggio, un'esperienza tra le esperienze, un'avventura intima e condivisa che porterà ad un nuovo approdo tutto da scoprire.
Il tempo lega ogni cosa come un anello all'altro, si tinge di verde e luce bianca, profuma di fresco e di ombra. Conduce.


sabato 18 marzo 2017

Un INVERNO INFINITO sembra aver finalmente chiuso la valigia e aver imboccato la via dell'ALTROVE, allontanandosi lento e depositando una SCIA in cui si specchia ancora il cielo di notte.
Ora è un totale RISVEGLIO.
Di suoni e luci e temperature e corpi e pensieri.
Non mi ero mai sentita tanto allineata con le stagioni.
Questa primavera è una RISPOSTA.

mercoledì 18 gennaio 2017

False partenze. Questo gennaio è fatto di false partenze. Ci illudiamo di aver chiuso a chiave i malesseri del 2016 e di averla buttata via lontano quella chiave, e invece ritroviamo la porta aperta e una continuità che non avremmo voluto.
Il mio anno è iniziato con la febbre, poi gelata dalla neve ed ora che intendevo riappropriarmi della libertà, tornano i tremori della terra e i timori ciechi che c'investono tutti dallo scorso agosto.
Sono confusa e disorientata.
Da tante cose successe e da un quotidiano che fatica a dirsi stabile.
Il divenire filosofico imparato sui banchi di scuola, ma anche vissuto nelle esperienze degli anni, dovrebbe essere l'insegna, il monito, il baluardo. Niente resta uguale a se stesso, dobbiamo saperci trasformare. Dobbiamo saper viaggiare, muoverci con la terra e i suoi cambiamenti, ne facciamo parte, dato che la abitiamo. Ma c'è un velo pesante che accompagna gli ultimi mesi e che rende difficile adattarsi, accettare.
Sono stati d'animo che tendo a combattere, faccio resistenza, cerco roccaforti che non trovo. Le mie armi sono leggere, fatte di un troppo pensare e di una frenata voglia di azione.
Cerco una bellezza salvifica ma la verità è che mi sembra tutto contaminato da questa polvere di macerie che si posa sulle cose.
Tornerà il sole ad annullare l'ennesima brutale perturbazione ma per adesso tutto è grigio, agitato, in collera e non c'è benessere, sebbene sappia di essere una fortunata.


lunedì 16 gennaio 2017

Gennaio. Freddo, bianco inizio d'anno.
Tutti i buoni propositi buttati nel mare agitato da una brutale influenza. I postumi duri da smaltire.
Tutto da riprogrammare, riportare in vita con un ciclo di vitamine e sali minerali.
Eppure senza accorgermene sono di nuovo in pista ma non so per quale gara, a volte basta andare.

Mi ricapita tra le mani una vecchia lettura, una di quando ero abitata da sentimenti tutti intensi, senza filtri ne' pause. Mi ha come scottato le dita e dato il capogiro guardarmi indietro e rivedermi.
Quanto tempo, quanta strada, ma sotto la cenere vissuta sono ancora così.
E' una piacevole scoperta.

"Nirvana, come quando la pioggia
spegne un piccolo fuoco.

                                      Ci vediamo nel mondo."

(Jack Kerouac
da Il sogno vuoto dell'universo)


lunedì 19 dicembre 2016

And so this is Christmas

Settimana di Natale.
Periodo che amo, mese che amo, eccetra eccetra.
Sono momenti di grande riflessione e anche di grande ispirazione.
Qualcosa è entrato in circolo: nelle gambe voglia di camminare, nelle mani tanta voglia di fare e un gusto per la bellezza che sovrasta ogni livello passato. Parlo di immagini, progetti, realizzazioni e creazioni. 
Fotografia, stoffe, cucina, scrittura.
Scopro nuovi mondi, sento e vedo contaminazioni, scarto tutto ciò che non m'interessa, che mi abbrutisce, e mi dedico solo a chi e a cosa merita attenzione.
Le feste invernali sono fatte per stringersi e darsi calore. Mi piace avere ospiti per il té, curare la tavola, preparare dolci, scegliere gli infusi. Le cene e i pranzi sono una sequenza infinita. Il té è il rituale di un momento che scorre lento e indugia sui dettagli più morbidi: una caldela profumata, una biscottiera in vetro con stelle di cioccolato, cantucci alle mandorle e cookies, uno strüdel leggero su un piattino decò.
L'aria fuori è frizzante sulla pelle, l'atmosfera mi riporta ogni anno alla mente quella evocata in Lettere & meraviglia, gli indumenti sono pesanti e le luci bellissime. 
Mi manca solo un caminetto dove scaldarmi rientrando in casa.
Fuori ci sono anche tragedie strazianti che non riesco a concepire con la mente o a contenere nelle braccia, talmente più grandi del mio piccolo mondo che tanto difendo da calpestarlo e incenerirlo come la cosa più trascurabile. Eppure io mi attacco e difendo questo microcosmo e parlo tanto di bellezza anche per sopravvivere ad un quotidiano che ha in serbo morte e catastrofi più del tollerabile. 
La leggerezza a volte regala una grande forza, è un'arma di pulizia degli occhi e di resistenza, sostiene contro il vento che ci investe tutto il tempo, permette una tregua.
Perciò coperte di mohair, scorte di libri da leggere, quaderni fatti a mano, pacchetti sotto l'albero e biscotti nel forno. Orsi di pezza, scatole di tè, lucine dorate, dipinti e incisioni alle pareti, foto da scattare e da guardare, musica da ascoltare, film, sciarpe al collo, creme alla rosa per le mani, caffè bollenti, chiacchiere, mercatini, sformati e focacce, abbracci, camminate veloci, vetrine decorate, sorrisi, liste e propositi per il nuovo anno, ghirlande, sguardi, intese...




(una delle magnifiche scoperte di questo periodo)


giovedì 1 dicembre 2016

Il cambio stagionale ha prodotto il suo benefico effetto. 
VORREI TRE MESI di QUESTA MAGNIFICA TEMPERATURA, di questo freddo sulle guance, che diventano rosse e ci fanno più vivi e più giovani, di questo sole deciso e invernale sposato all'aria pungente.
Sono letteralmente caduta sul materasso gonfio e morbido del periodo natalizio, sono arrivati l'abbraccio, la terapia, il conforto, l'energia creativa, la voglia di fare e dire e regalare che mi riempie di una sostanza buona, come sciroppo di qualche tipo, color ciliegia, non troppo dolce, un po' frizzante sulla lingua, che mi accende i sensi e gli affetti, che ogni anno si presenta esattamente al momento più opportuno, col suo bagaglio carico di musica, ricordi da costruire, immagini, profumi, aromi e sensazioni.
Non parlo di glassa, bontà dell'animo o spiritualità. Probabilmente a torto, non è questo il mio Natale. 
Soltanto sentirmi bene dentro gesti semplici che hanno il giusto colore e sapore. Si tratta di un mese sospeso che non sbiadisce e che questo freddo rende più vivido.
Scopro i germogli sotto la neve.
Penso favole e le scrivo con la mente mentre cammino nel mio maglione più pesante.
Accendo più candele. Bevo cappuccini caldi dalla schiuma corposa.
Mi prendo più cura.


venerdì 7 ottobre 2016

Ottobre

Continuo a perdermi nelle pagine di questo libro. È una coperta calda e morbida che mi propone un linguaggio conosciuto, parole che so comprendere, frasari che sento, azioni che sono anche mie. Mi conforta in questo primo ottobre di pioggia, autunno improvviso, malanni, e piccole modifiche alla casa. 
Mi sento come quella volta in cui stavo male e mi sono infilata sotto una coperta a leggere Cime tempestose da capo a piedi. Anche quel giorno pioveva.
Quando i mobili cambiano posizione, anche solo temporaneamente, e in più fuori è  tempesta, il disordine esterno mi riordina. È ancora così dopo anni, è ancora così dopotutto.
Sono giornate dal sapore specifico, è il mese dei morti, delle persone perdute lungo la strada, e mi ritrovo a leggere di Fred nella malinconia di Patti e mi ritrovo ad ascoltare Nick Cave - nell'ultimo album ma avrebbe anche potuto essere un altro dei suoi - sussurri, suoni e fruscii di quest'uomo, questo genio sensibile, interessante e tenebroso, ultimamente sulla bocca di tutti per aver perso un figlio e per aver sublimato il dolore nella composizione, nell'espressione, documentate in un film.
Penso ai miei morti. Ai nonni, ai parenti, ai conoscenti, agli amici. Mi accompagnano sempre tutti. Le perdite più vicine bruciano ancora di un'emotività epidermica, ma le due più lontane portano il marchio di ogni perdita successiva. Un cugino e un'amica, adolescenti loro ed io.
Sono finiti nelle mie visionarie poesie di ragazza, li immagino ancora seduti a discutere dei miei movimenti sui cornicioni dei palazzi, hanno abitato per lungo tempo i miei sogni. Hanno determinato ogni mio passo da allora perché hanno dato un significato all'autocoscienza, all'andare del tempo, all'accorgersi di ogni momento. Hanno prima sconvolto e confuso le direzioni, hanno reso reale e quasi tangibile una dimensione in precedenza solo vagheggiata. Non sono andata a nessuno dei due funerali. È iniziata una seconda parte della mia vita.
Sono giorni di sensibilità scoperta, come sempre ma anche più del solito, e capitano coincidenze di letture e ascolti che sembrano unificare le esistenze. Mi salgono agli occhi certe immagini di Terrence Malick e penso che tutto ha un senso ma anche che non ha senso niente in questa stramba vita che ci tiene separati e all'oscuro...

Continua a piovere, continuo a sentire le gocce sul tetto. Riprendo tra le mani il libro e torno a mettere i piedi nelle sue impronte.





October and the trees are stripped bare
Of all they wear.
What do I care?
October and kingdoms rise
And kingdoms fall
But you go on
And on.


martedì 13 settembre 2016

Sulla strada di casa

Sulla strada di casa la mente dilata pensieri incongrui, li lascia vagare per i cieli e intorno agli alberi che sfilano e passano come ogni cosa.
Guido e guardo e rifletto, sulla strada di casa, tutto si annida e distende con l'andare. È fine giornata, il tema musicale è distensivo, penso a come vorrei essere più docile e onnicomprensiva, saggia quanto i miei anni lo permettono, viva quanto la mente mi concede, tuttavia anche capace di un punto di vista più alto, lontano dai confronti, più sicuro, come sono sempre stata e come in fondo sono ancora ma non del tutto in questo momento. Si sono sommate temperature e umori che fatico a disperdere, le mie onde medie sono disturbate, sto ancora componendo un collage che manca di equilibrio e quello che metto da parte è più di quanto consumo e faccio. Devo trovare il ritmo. Devo trovare il ritmo.
Sono propositi settembrini quelli che appunto in una lista trasparente mentre le ruote vanno tra curve e salite, moniti che sgusciano da espedienti quotidiani, piccoli fatti che portano piccole sensazioni cui dare e non dare importanza. Tutt'intorno è una pulsazione continua che a volte rasserena e più spesso fa paura, la natura, gli uomini, queste grandi complicazioni cui siamo giunti e che non basta più un temporale a dilavare...
Mi serve il suono del faro che non suona più.
La strada di casa mi offre un po' di tempo, un po' di spazio mentale. C'è un albero che saluto con un cenno del capo, mentre lascio il mare alle spalle, mentre vagano frammenti di immagini e fraseggi e intenzioni, c'è ogni volta un diverso cielo e un diverso tramonto di luci e nubi e colori, c'è la casa che aspetta e l'autunno in arrivo e tutto quello che non so ancora e che forse mi sorprenderà.


martedì 30 agosto 2016

Voglia di fare una scorta di libri. Andare in una libreria, una nuova, e perdermici, spegnere tutto quello che ho in testa e annusare i volumi, scoprire i titoli, lasciarmi spingere in qualche direzione. Andare a ritrovare una quiete, come quando ero a Roma, per il master, e con la mia amica entravamo in ogni libreria per vedere se parlava anche di noi, se i libri sapevano ricordarci la bellezza, l'equilibrio.
Però le librerie quasi non esistono più, come i negozi di dischi.

L'estate è scivolata via. Permane ancora in queste ultime ore di agosto ma qualcosa è scattato nella mente ed il corpo già risponde a nuovi ritmi, cerca altri stimoli. Si è chiuso male questo viaggio. Con tremori della terra che hanno innescato tremori dell'animo difficili da dissipare, sensazioni che a guardarsi indietro sembrano quasi aver avuto degli indizi, che a guardare avanti tolgono il senso alle cose (ma in qualche modo lo restituiscono), ci fanno piccoli e indifesi, privati del fragile filo conduttore che attraversa giorni e settimane. Eppure il tempo scorre, con la sua riserva di incognite ma scorre e lascia indietro e stratifica e aiuta. Molto spesso penso che la temporaneità sia ciò che ci salva.

L'estate, il viaggio. Quando è arrivata mi ha investita. Mi ha trovata già stanca e poi, invece di rigenerarmi, mi ha stesa con colpi ben assestati, momenti di tensione misti a momenti di grande bellezza, posti e ricordi e attimi di condivisione importanti, eppure tutti impegnativi, come una catena di montaggio senza possibilità di sosta. Non siamo riusciti a cogliere il passaggio per la distensione, abbiamo continuato a fare e fare e andare e vedere ma è mancata una chiave, o una serratura che ospitasse i singoli frammenti~ nella stessa stanza con vista.

Borghi, olimpiadi, aperitivi, tanta piscina e poco mare (e forse era questa la vera porta da aprire), un po' d'arte, famiglia, qualche amico, letture ritagliate, appunti di scrittura, la ricerca di qualcosa che non è arrivato, che non abbiamo ancora capito e poi la paura del 24 agosto, il senso di precarietà, il senso di responsabilità, la necessità del contatto fisico, la perdita della libertà, la voglia della quiete di settembre, dell'aria più fresca, dei propositi per la nuova stagione, delle abitudini da ritrovare, dei film da vedere, della musica da scoprire in macchina, con i finestrini abbassati, senza aria condizionata...

 













mercoledì 18 maggio 2016

Il tempo scorre, vola, soffia, se ne va senza girarsi, senza commiati, senza sentirla la distanza che mette e che crea, è il suo mestiere quello di andare, esiste per non fermarsi, in moto perpetuo, sempre in avanti (o forse no), e si fa riempire fino all'ultimo secondo per lasciarci sgomenti dell'accelerazione apparente.
E se n'è andato aprile e siamo oltre la metà di maggio e se n'è andato anche il mio compleanno ed io penso a quando scrivevo più intensamente di quello che mi capitava, più di frequente, più propensa alla condivisione. Si è fatto criptico il mio quotidiano su questi spazi, magari più forte nella realtà, più pregno, senza troppe digressioni, senza cavità fragili da riempire di parole e definizioni, così non c'è più tanto bisogno di vedersi e confessarsi su questa bacheca, ci sono altri specchi più umani, che riflettono un'immagine ipnotica, cui non posso mai sottrarmi e che mi crescono, mi migliorano, mi spezzano e ricostruiscono con una verità prodigiosa.
Ma al mio altrove sono affezionata, è la mia bacheca di fogli e foto e ricordi appuntati, è il piccolo balcone dove ogni tanto esco a respirare, a mettere il naso nell'aria, è il quaderno dove esercito gli stili e tento vie narrative, è il mio posto, la mia torre piena di libri, il mio faro che suona nella nebbia, la mia capsula del tempo, il mio album di ritagli di giornale. 
Forse qualcuno ogni tanto lo sfoglia con me.
Non so bene chi sto diventando e non so affatto cosa diventeranno queste pagine con gli anni, qui si naviga a vista, si scopre ogni giorno, è il tempo delle rivoluzioni.




ph. Javier de la Torre

Bridge To Infinity, Carrasqueira, Portugal

venerdì 15 aprile 2016

Primavera. Sole, caldo, profumi. Classica eppure sembra sempre inedita quando arriva, si fa aspettare e poi apprezzare. E' furba, bella, fiorita. Una fuoriclasse.

Questa primavera è impegnativa. Tanto da fare e da pensare e da incastrare e da lasciare indietro inevitabilmente, a volte irrimediabilmente. Tanto tempo e spazio da trovare per ogni frammento di necessità o di volontà. Anche per la riflessione, che ramifica e ramifica fino ad un intreccio inestricabile.
Fra le altre cose ora rifletto sulla mia scrittura. Mi sono imbattuta in vecchi diari, vecchi pagine di una me adolescenziale e le ho trovate fluide, pregne, gonfie di un'energia ancora tutta da disperdere, varie, intense nei fraseggi e nel vocabolario, ricche d'immagini e tutto mi è sembrato così fresco e gravido che non me ne potevo separare e mi sono chiesta dove è approdata la mia scrittura, cosa ha guadagnato e cosa ha perso, e se davvero ora scrivo come voglio scrivere.
La mia prosa è musicale, scorre, è corretta, a volte insolente. Ma non sono sicura di osare quanto potrei, non sono sicura di essere originale quanto vorrei.
Credo di essere in un momento di transizione. Sono in fase di ricerca, sono in attesa, aspetto che si schiariscano la mente e la vista, accumulo appunti, post it, pagine scritte e sovrascritte in quaderni a spirale che mi porto nella borsa pur sapendo che non avrò un'ora da dedicargli e tuttavia pensandoli tutto il tempo, sono in apnea eppure so che con qualche branchia sto respirando linfa e ispirazioni di forma e contenuto; ogni tanto provo la penna, ogni tanto la tastiera di un pc che mi sta abbandonando. Anche il sottofondo chiede un rinnovamento, devo trovare nuova musica, nuovi album da scoprire mentre scrivo, come con Riot Act dei Pearl Jam e La torre dipinta, come con The beekeeper di Tori Amos e Altrove  (ancora inedito e da rimaneggiare), come con Out of season di Beth Gibbons e Bring me the workhorse di My brightest diamond e Il drago e la libellula...

Ma devo temporeggiare ancora, o trovare nuovi modi e nuovi equilibri in cui far fiorire una scrittura bella, furba, che si fa aspettare e poi apprezzare. Una scrittura fuoriclasse.



mercoledì 6 aprile 2016

Le nebbie ci trattengono in una primavera nebulosa e intimamente fredda, che non sa farsi ribelle e non sa scoprirsi da questa coltre bianca, stesa sul mare, sulle luci della città e sulle campagne, tanto affascinante quanto fastidiosa.
Ma noi comunque ci muoviamo e mettiamo il naso nell'aria a cercare i profumi, a testare gli umori, proviamo a guardare lontano.
Il periodo si fa pregno e denso, si balla attorno ai progetti, ai linguaggi, si torna all'arte e alla parola, si costruiscono ponti effimeri per vedere chi li attraversa, per trovare una tribù che non sia soltanto social, per capire quanto c'è da dare, da prendere, da fare e se si hanno tempo, forze e qualità.
Le nebbie viaggiano indolenti ma noi guardiamo oltre, o almeno ci proviamo.

disegni Tino Vaglieri

giovedì 31 marzo 2016

Cambi stagionali.
Cambi d'aria, di temperatura, di profumi e di orizzonti.
Stanchezza. Fisica e mentale.
Perché le notti sono insonni e i giorni molto intensi.
Poi fai brutti sogni verso l'alba e la tecnologia si ribella, ti cadono le cose dalle mani e ti sembra di non vedere con chiarezza, di non respirare bene. E ti capita di sprecare tempo che non hai.
Serve un pensiero zen, una postura yoga, una doccia bollente che bagni tutto di vapore.
Servono freschezza, tempi dilatati e tranquillità.
Qualcosa che sciolga l'animo.
E aiuti ad attraversare la nebbia.


Fabienne Rivory
2013 Miroir