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mercoledì 24 maggio 2017

Tempo. Che passa senza lasciare avvisi, senza rintocchi, solo scorrendo silenzioso e discreto sotto la superficie degli accadimenti, della quotidianità, del lavoro, dei fine settimana, dei cambi stagionali e climatici.
Tempo che incalza e non rallenta.
Viaggi che partono e cambiamenti che si accettano, sfumature di evoluzioni, crescite...
L'età è arrivata ad una cifra tonda ed il presente assomiglia alla completezza, quella richiesta con un foglietto scritto a mano e appeso su un albero dei desideri.
Vado modificandomi eppure so che resto un'osservatrice, trovo momenti di posa e riflessione, traduco in pensieri, in parole. Presto spero di nuovo scrittura.
Mi sento a bordo di un treno che si muove con costanza, ma non lascio andare niente, tengo nastri flessibili stretti attorno alle cose che voglio portare con me e le mie mani non si riempiono mai.
Maggio.
Siamo già oltre il risveglio e le serate odorose, siamo ad un passo dall'estate e quasi non so come ci siamo arrivati ma non importa, è il momento giusto per accogliere ogni nuovo ritmo e farlo proprio, si trova spazio, si trova energia e mondi personali in cui annegare le brutture e succhiare linfa.
Sono ancora una volta vascello e traghettatore ed è un viaggio nel viaggio, un'esperienza tra le esperienze, un'avventura intima e condivisa che porterà ad un nuovo approdo tutto da scoprire.
Il tempo lega ogni cosa come un anello all'altro, si tinge di verde e luce bianca, profuma di fresco e di ombra. Conduce.


lunedì 19 dicembre 2016

And so this is Christmas

Settimana di Natale.
Periodo che amo, mese che amo, eccetra eccetra.
Sono momenti di grande riflessione e anche di grande ispirazione.
Qualcosa è entrato in circolo: nelle gambe voglia di camminare, nelle mani tanta voglia di fare e un gusto per la bellezza che sovrasta ogni livello passato. Parlo di immagini, progetti, realizzazioni e creazioni. 
Fotografia, stoffe, cucina, scrittura.
Scopro nuovi mondi, sento e vedo contaminazioni, scarto tutto ciò che non m'interessa, che mi abbrutisce, e mi dedico solo a chi e a cosa merita attenzione.
Le feste invernali sono fatte per stringersi e darsi calore. Mi piace avere ospiti per il té, curare la tavola, preparare dolci, scegliere gli infusi. Le cene e i pranzi sono una sequenza infinita. Il té è il rituale di un momento che scorre lento e indugia sui dettagli più morbidi: una caldela profumata, una biscottiera in vetro con stelle di cioccolato, cantucci alle mandorle e cookies, uno strüdel leggero su un piattino decò.
L'aria fuori è frizzante sulla pelle, l'atmosfera mi riporta ogni anno alla mente quella evocata in Lettere & meraviglia, gli indumenti sono pesanti e le luci bellissime. 
Mi manca solo un caminetto dove scaldarmi rientrando in casa.
Fuori ci sono anche tragedie strazianti che non riesco a concepire con la mente o a contenere nelle braccia, talmente più grandi del mio piccolo mondo che tanto difendo da calpestarlo e incenerirlo come la cosa più trascurabile. Eppure io mi attacco e difendo questo microcosmo e parlo tanto di bellezza anche per sopravvivere ad un quotidiano che ha in serbo morte e catastrofi più del tollerabile. 
La leggerezza a volte regala una grande forza, è un'arma di pulizia degli occhi e di resistenza, sostiene contro il vento che ci investe tutto il tempo, permette una tregua.
Perciò coperte di mohair, scorte di libri da leggere, quaderni fatti a mano, pacchetti sotto l'albero e biscotti nel forno. Orsi di pezza, scatole di tè, lucine dorate, dipinti e incisioni alle pareti, foto da scattare e da guardare, musica da ascoltare, film, sciarpe al collo, creme alla rosa per le mani, caffè bollenti, chiacchiere, mercatini, sformati e focacce, abbracci, camminate veloci, vetrine decorate, sorrisi, liste e propositi per il nuovo anno, ghirlande, sguardi, intese...




(una delle magnifiche scoperte di questo periodo)


venerdì 17 giugno 2016

Ultimamente mi capita di sommare frazioni di pensiero. Non riesco più a riflettere fluidamente o furiosamente come facevo prima, sono solo pochi grammi frammentari che si uniscono spontaneamente e trovano senso compiuto. 
Mi sono accorta che il viaggio estivo è già iniziato, anche se non lo dice ancora il solstizio né tanto meno il meteo, e che è l'insieme delle tante micro cose che sto facendo, delle micro situazioni che sto vivendo a determinarlo come tale, a determinarne ritmo e cadenza. 
Mi spingo avanti e con costanza mi chiedo quale sia il motore della spinta, il perché della messa in gioco. Solo negli ultimi giorni sono arrivata a capire che è proprio per questo, per quel guardarmi indietro e vedere le cose fatte e vissute e messe in fila: per quelle sensazioni di una serata tra calici e sonorità libere per cui si è ragionato e lavorato tanto; per l'orgoglio di incastrare tutto e farcela (libri letti d'un fiato invece di dormire, telefonate seduta a terra tra giochi, colori e giuste pretese d'attenzione, testi stesi prima con la testa in ogni momento possibile e poi trascritti con foga a due mani); per la bellezza della cultura che mi riempie anche quando è faticoso; per il piacere della condivisione, della riuscita condivisa e ancora di più dell'impegno condiviso; per la memoria delle cose che adesso non è più soltanto mia, è anche un lascito, una traccia su cui leggermi in futuro, con clemenza e con ispirazione spero. 
Così il viaggio è iniziato, quello estivo, ma forse è anche un viaggio continuo e infinitamente più pieno di quanto non scriva, costellato di momenti e sguardi e sorrisi e strette di mano e scoperte e tentativi e carezze e fotografie e canzoni e pianti e insoddisfazioni e disorientamenti e forza e prospettiva e abbracci e nascondini e partenze e crescita e perdite e scrittura, scrittura, scrittura, scrittura...


ph. Yvette Inufio



mercoledì 18 maggio 2016

Il tempo scorre, vola, soffia, se ne va senza girarsi, senza commiati, senza sentirla la distanza che mette e che crea, è il suo mestiere quello di andare, esiste per non fermarsi, in moto perpetuo, sempre in avanti (o forse no), e si fa riempire fino all'ultimo secondo per lasciarci sgomenti dell'accelerazione apparente.
E se n'è andato aprile e siamo oltre la metà di maggio e se n'è andato anche il mio compleanno ed io penso a quando scrivevo più intensamente di quello che mi capitava, più di frequente, più propensa alla condivisione. Si è fatto criptico il mio quotidiano su questi spazi, magari più forte nella realtà, più pregno, senza troppe digressioni, senza cavità fragili da riempire di parole e definizioni, così non c'è più tanto bisogno di vedersi e confessarsi su questa bacheca, ci sono altri specchi più umani, che riflettono un'immagine ipnotica, cui non posso mai sottrarmi e che mi crescono, mi migliorano, mi spezzano e ricostruiscono con una verità prodigiosa.
Ma al mio altrove sono affezionata, è la mia bacheca di fogli e foto e ricordi appuntati, è il piccolo balcone dove ogni tanto esco a respirare, a mettere il naso nell'aria, è il quaderno dove esercito gli stili e tento vie narrative, è il mio posto, la mia torre piena di libri, il mio faro che suona nella nebbia, la mia capsula del tempo, il mio album di ritagli di giornale. 
Forse qualcuno ogni tanto lo sfoglia con me.
Non so bene chi sto diventando e non so affatto cosa diventeranno queste pagine con gli anni, qui si naviga a vista, si scopre ogni giorno, è il tempo delle rivoluzioni.




ph. Javier de la Torre

Bridge To Infinity, Carrasqueira, Portugal

giovedì 12 febbraio 2015


Questi mesi più che le parole sono le immagini a raccontare 
piccoli momenti di una quotidianità semplice e protetta
una musica tenue e tutta mia, eppure condivisa in tanti modi,
sempre alla ricerca del calore, quando fa tanto freddo fuori.










nuovi arrivi, i numerosi strudel che sforno, le colazioni assonnate, la musica e le letture lente del momento, l'inverno e i piccoli amici di stagione, le veglie notturne, la passione per i cappuccini, gli splendidi tramonti di febbraio sulla strada di casa...

giovedì 17 luglio 2014

Leggere ed interpretare un libro è un po' come riscriverlo, secondo la propria percezione delle parole, delle evocazioni, delle atmosfere, dei messaggi nascosti e diretti. Chi scrive - o io quando scrivo - poi lascia andare il suo racconto, lo affida ai lettori e, quando questi gli mostrano ciò che ci hanno visto dentro, poi si aprono mondi ulteriori e sentimenti di profonda comprensione, l'uno vede l'altro nell'interezza, per ciò che è stato scritto e per ciò che è stato letto. 

Devo ringraziare infinitamente Lorena per questa recensione, per questa approfondita analisi, per tutto il tempo che la sua mente analitica e sensibile ha dedicato a Frangipani, cogliendo quanto era scritto e quanto non lo era.


Leggendo "Frangipani" questi pensieri fluiscono pensando di parlarne a qualcuno con entusiasmo, per mostrare la ricchezza che cela....

L'atto del raccontare permette di organizzare l'esperienza mediante una trama di corrispondenze tra mondo interno e mondo esterno che si rinnovano continuamente.
Nel narrare e nel narrarsi pensiero logico sequenziale e pensiero creativo sono simultanei. Si genera una sorta di sdoppiamento tra l'Io passivo bisognoso di manifestrasi e l'Io attivo che scrive, elabora, riflette, controlla.
La pratica della scrittura diviene espressione di un investimento collegato non solo alla costruzione di significati e alla ricerca, ma anche alla riorganizzazione dell'esperienza di sè.
La narrazione così come la poesia offre l'accesso ai tanti mondi reali e fantastici dell'essere e nel leggere si può co­narrare una storia. Si manifesta un "a tu per tu" con lo scrittore.
In "Frangipani" ogni racconto può essere vissuto leggendolo e si può rispondere accettando,
aprendosi alle possibilità che introduce, oppure modificandolo, smussandolo, arricchendolo di particolari.
Queste storie si devono attraversare una alla volta accuratamente. Ognuna merita un ascolto, una presenza assoluta, un esserci con tutti i sensi, un farsi permeare, un predisporsi a successive riletture. Rileggerle permette di sfogliarle e risfogliarle fino ad arrivare all'anima di ogni persona narrata, fino a stupirsi.
Entrare con tutti i sensi nella storia è dar corpo e in seguito poter dare anche voce ad un susseguirsi di immagini che affiorano dal profondo dell'anima rendendosi così esploratori.
L'invito così abilmente e sottilmente prodotto da Marta è a rendersi disponibili a fluire con il
racconto, prendere contatto ed accogliere le immagini che si affacciano o lasciare che prendano consistenza lentamente, sostenute da un ricordo, evocate da un'emozione. Per un racconto potrebbe a volte prevalere un sentimento di rifiuto poiché troppo difforme dal proprio immaginario o troppo dissonante dal processo emotivo che ha messo in atto; ogni racconto evoca immagini che possono produrre soluzioni, risposte, strategie, allargando così enormemente l'immaginario e le sue possibilità esistenziali.
Leggere i tredici racconti è leggersi e tessere collegamenti col proprio mondo interiore.
E lo stile di Marta permette questo e molto altro ancora perchè guida il lettore con raffinata
efficacia comunicativa mediante "codici" che abbracciano ogni sistema rappresentazionale. E riesce in questo con rara abilità.

Lorena Rossetti

mercoledì 14 maggio 2014

Those days run away like horses over the hill scriveva il buon vecchio Hank, ed  è particolarmente calzante per questa primavera che sgrana via le giornate una dopo l'altra con velocità da pendenza, edificandomi e disperdendomi allo stesso tempo come pochi altri momenti della mia vita. 
Tra un temporale e l'altro, una piovuta e l'altra, una spinta di vento e l'altra, ci sono stati anche momenti di luce forte, di caldo intenso e devo dire che non posso lamentarmi di niente perché in fondo le condizioni climatiche mi piacciono tutte e con me sono state clementi: si sono ben calibrate ai miei viaggi e spostamenti, concedendomi il sole in laguna per la presentazione della collettiva ai Giardini della Biennale, un tempo discreto in Friuli a sondar le terre piane e pure a Lugano per l'incontro con gli editori di Pagine d'Arte. La pioggia me la sono goduta a casa, lavorando ai testi, facendo ricerca, conciliata da quel picchiettare sul tetto che mi dà un particolare senso di conforto, e per il mio compleanno ventiquattro ore d'estate profumate di tigli e sambuchi, quest'anno senza moto ma ugualmente speciali e piacevoli.
Ed eccoci arrivati alla metà di maggio. A guardare indietro sembra di averla fatta un po' di strada, di averla attraversata in macchina e col treno, di averla percorsa con l'impegno della mente e del corpo. A guardare avanti sembra che si vedano concrete, nuove e potenziali prospettive, in un misto di stanchezza ed energia, sicurezze e tremori, aspettando un altro cambio di stagione e l'arrivo delle lucciole. 


giovedì 3 aprile 2014

SPRING COLOR TALES


 VIOLET


PINK


RED


PURPLE


WHITE


YELLOW
all photos are mine.

martedì 18 febbraio 2014

la diretta radio per presentare Frangipani






è stata singolare l'esperienza in radio. nella pink room underground di Staradio l'atmosfera era frizzante. le due speaker di Mordi Vivi Fuggi, il programma delle 21.30 del lunedì sera, mi hanno traghettata in questa ora di domande precise ed attente, volte a presentare al meglio Frangipani, sottolineando dove richiesto e sdrammatizzando quando occorreva. la tematica del libro, non troppo semplice, è filtrata diretta e sciolta, è diventata l'argomento della trasmissione e motivo sfaccettato di dissertazione: il vivere quotidiano, le fragilità umane che nasconde, la ricerca di espedienti per superare piccole difficoltà che a volte giganteggiano, le scelte coraggiose che facciamo ogni giorno, più volte al giorno. c'è stato spazio per parlare della trama che lega le 13 storie, pescando qua e là frasi, riferimenti, accenni, motivazioni, regalandomi continui ritorni della loro differente, interessante lettura, continui spunti di approfondimento. è lusinghiero avere l'attenzione della gente, anche se sei lì a promuovere il tuo libro non è affatto scontato, ti riempie come ti riempie la scrittura, sai che hai lasciato qualcosa a qualcuno, che con la sua attenzione ti ha restituito il doppio. e come al solito l'atmosfera l'ha fatta la musica, la buona musica, con una playlist in parte legata alle storie del libro:

The next day di David Bowie 
perché nella seconda storia c'è un passaggio in cui la protagonista dice di smaniare per una canzone di Bowie

About a girl dei Nirvana
perché il decimo racconto s'intitola Bleach, il primo album del gruppo, da cui è tratta la canzone

e poi tanto rock perché la storia n.8 ad un certo punto dice "stordirsi di rock e di punk era l'ideale, era una catarsi tutte le volte, era scuotere la testa e buttare via le tossine, era non avere bisogno di niente perché la musica era perfetta e perché la musica era assoluta"

e adesso la spinta è a leggere ancora tanto, a scrivere ancora tanto, a cercare argomenti profondi e tematiche importanti, che sappiano colpire nel segno, suscitare emozioni condivise; la spinta è ad ascoltare ancora tanta musica e tanta buona radio. 
mille grazie a voi della stanza rosa e a presto.


lunedì 17 febbraio 2014

presentazioni


stasera alle 21.30
su

Siamo schiavi delle nostre giornate? Gli impegni e i nostri pensieri ci rendono fragili? Scriveteci e poi ascoltateci alle 21.30! Si parla di quotidianità. La nostra ospite è Marta Silenzi, autrice di Frangipani-13 storie. Ci racconterà di lei, dei suoi lavori e dei suoi 13 protagonisti. A stasera!!!



martedì 11 febbraio 2014

Sono belle le emozioni di questi giorni, per tanti motivi, perché tante sono le cose che si stanno sommando e si parla sempre di crescita, di esperienza, di collaborazioni, di affinità. Ci sono momenti propizi e non sempre ti cadono intorno, vicino, addosso, quando succede hai gratitudine da spargere ed energia da incanalare.

Come quando chi legge il tuo libro ha commenti da trasferirti, ha voglia di parlarne, ci trova dentro la sua storia personale e ne trae un articolo sul benessere, che è il suo percorso e va a sommarsi al tuo, ad una parte di quel complesso di 13 storie che è Frangipani:


To run, l'articolo
in CORRINFORMA
il blog della mia amica Kla
                                       -->

martedì 3 dicembre 2013

in uscita il mio nuovo libro:

frangipani 
13 storie

Tredici personaggi che raccontano o sono raccontati. 
Tredici incursioni nella vita di uomini e donne che hanno in comune ciò che ci 
accomuna tutti: la fragilità umana, cui ognuno tenta a suo modo di reagire. 
il ricordo come monito, l'ironia come risorsa, l'impegno come fermezza, la cultura
come acqua sorgiva, la bellezza come terapia, la natura come ritorno salvifico.
Tredici ritratti da cui partire, alla ricerca delle possibilità.


Per la presentazione in libreria ci vediamo a gennaio 
ma per le festività è intanto on line il mio quarto libro 
frangipani - 13 storie 
racconti sulla quotidianità, sulla fragilità, sulla ricerca di una via di resistenza, sulla bellezza.

lo trovate 

venerdì 22 marzo 2013


Già da qualche tempo gira il mio ultimo libro, ancora risuona sebbene io stia scrivendo altri scenari. Ho avuto molti ritorni dalle persone che lo hanno letto, opinioni e impressioni particolarmente contrastanti le une dalle altre, come forse non era capitato con i due precedenti, e la cosa è davvero interessante. Ora iniziano a pervenire anche alcuni commenti scritti, qualche recensione di cui sono sempre molto grata.
Questa e la foto sopra sono di Klaus:

"Marta non delude mai. Il suo modo di scrivere è delicato e la storia risulta dolce ma mai banale. Non si parla mai di amore in senso smielato, non c'è mai frenesia di sentimenti; il lettore percepisce piuttosto, una tentata ma non troppo voluta introspezione da parte della protagonista. Il ritmo è lento ma mai pesante. Siamo a Parigi, una città che non stanca, che affascina, che rende liberi e sereni, la stessa sensazione di quando passeggi meditando per Pere Lachaise. Luc ha il suo carattere definito, lui sa cosa vuole, cosa lo fa sentire realizzato, conosce bene tutto ciò che lega il suo io al mondo esterno, gestisce la sua attività con garbo e passione, sa come interagire con i suoi familiari. Ha ben chiaro da dove viene e cosa vuole anche se in realtà la sua natura è nomade. Così c'è scritto. Ma la magia è proprio questa. Il lettore capta che c'è un'inversione di ruoli: Luc è nomade ma in questa storia è simbolo di stabilità. Dionisia, sulla carta, è colei che aveva avuto un ruolo, sin da piccola sapeva cosa poteva essere importante, invece nella storia, in questo scorcio della sua vita, è la parte mobile: non vuole sapere troppo, nè soffermarsi a lungo a capire dove vuole andare e che fare. Le basterebbe graffiare in superficie, senza neanche scavare, per capire cosa c'è sotto, cosa si nasconde dietro a ciò che la spaventa, ma non lo fa. Le resta più facile non addentrarsi e non pensare, solo riuscire a vivere la storia con Luc e godere dei momenti insieme. I due personaggi si muovono eleganti, come in una danza, tra incontri banali e incontri più illuminanti. Poi c'è la fine della storia. Un finale che sorprende, che commuove e si muove. Sì, una conclusione in movimento che rende tristi o felici a seconda della prospettiva. Forse è vero, i traumi non necessariamente devono essere svelati e risolti. Si può vivere a braccetto con loro e farne una forza senza il bisogno di conoscerli a fondo. Due cose vorrei fare adesso: tornare a Parigi e farmi un altro tatuaggio."

giovedì 7 febbraio 2013

Milano-Lugano-Cadro 
WINTER TALE

ph. di Pa e Ma

museo del Novecento


CONCETTO SPAZIALE
Lucio Fontana


V di violetta 
L di liquirizia
 i milanesi e la pioggia...
 

 LUGANO

STUDIO D'ARTISTA

                                                                                         

MAI MUSICA COSì FELICE la MATTINA. MAI.


 STELLINE


classe III H

IO???





STATION.