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lunedì 21 settembre 2020

collagemaking


Ho iniziato durante il lockdown.

Di tutte le parole usate ed entrate ormai nel nostro immaginario riguardo quel periodo di reclusione, lockdown è la più affascinante, il suono secco e insieme dolce di certi termini inglesi. Qualcosa che ha a che fare con chiavistelli e profondità.

Ho iniziato per tenere le mani occupate insieme a mia figlia di cinque anni, pennelli, colori, ritagli. Per sporcarmi le mani. Ma era da molto che pensavo al collage, da molto che praticavo la scelta delle immagini ed il loro utilizzo nei quaderni, mescolate alle parole. Sin da adolescente.

Già da prima che le immagini e le parole diventassero una professione.

La cosa, entrata nella routine giornaliera di quelle settimane, di quei mesi, è cresciuta in fretta, ha preso il sopravvento. Da sfogo creativo, reazione, magari terapia, è diventata un'effettiva forma espressiva, un altro mezzo di ricerca.


Quello che distingue un semplice usare le mani ed andare per tinte associate e ritagli combinati è l'arrivo del significato.  Il primo quaderno, non ancora del tutto concluso, si è preso i miei vecchi versi e li ha rinnovati in un grafia a matita semi nascosta, ambientata in alcuni scenari, nel tentativo di restituire un'atmosfera, una suggestione visiva e tattile grazie ad una carta cinese grezza e materica regalatami da un'amica e presa chissà dove. Erano le poesie a veicolare o le carte? Non so dirlo, credo l'istinto: non ho mai approcciato la pagina con un'idea preconcetta, è la costruzione a rivelarsi e rivelarmi a cosa stavo puntando, cosa stavo sentendo. Era così anche con i versi, un'automatismo indagatore, un andare a pesca di tutto quello che pesa e che resta più a fondo. La sensazione che avverto di più è il piacere di toccare e di vedere le carte, sfogliare i quaderni e vederli gonfiarsi e riempirsi dei giorni che scorrono e prendono un significato.

Il significato appunto. Tutto ne ha se resti in ascolto, se dai credito a quello che sale e che ha tanti modi creativi di venire a galla e liberarti.
E insieme al significato è arrivata la ricerca della sintesi, della crasi espressiva tra elementi diversi, con l'inserimento di componenti a me care come le polaroid, o il gioco di cancellazione e rivelazione di termini o frasi da stralci di libri, una sorta di metodo Caviardage per capire che la parola è il centro di tutto sempre, l'immagine trattata un sostegno e poi un dripping, a volte pesante a volte leggero, il legante.



Presto ho avuto voglia di quaderni di altri formati, quello quadrato è uno dei miei preferiti. 
La sperimentazione si è affinata, si sono imposte delle atmosfere cromatiche, delle preferenze sensoriali; i versi hanno lasciato il passo a messaggi e tensioni, suggerimenti, molliche di pane per chi ha voglia di guardare a lungo e di seguire il sentiero, d'interpretare, di lasciarsi portare. Soltanto accenni, strappati e incollati, quello che porta il giorno, militanze sfiorate, riflessioni notturne, sporcature ed eleganze.


Non è poesia visiva, non è  puro collage, non è vero Caviardagecut up, ma ogni pagina o cartoncino è un'autentica, libera espressione di quel misto di nuvole e scintille intorno e dentro di me, che respiro, ascolto Coltrane, bevo tè freddo o caffè nero, in quei momenti lontano da tutto in cui a volte vado a nascondermi e a ritrovarmi.

Tra le produzioni più interessanti fino ad ora credo ci siano due pieghevoli che hanno presupposto un minimo di progetto ma che in fondo hanno comunque risposto ad un intuito. 


Pensa è un piccolo depliant fronte/retro sui toni dell'azzurro che sfiora l'indicazione, il suggerimento, lavora sul frammento, induce alla scoperta e all'introspezione, tra schizzi acquosi e carte seriche.
Stesso modus per About Mad Ideas Provoke , più fumoso, più sporco, più giocato sulla fotografia in bianco e nero, allude all'ispirazione artistica, cerca una certa atmosfera.


Per chi è abituato a scrivere, spesso con troppa tendenza alla didascalia, questo tipo di lavoro più diretto e sintetico è una liberazione, un andare a briglia sciolta, un muoversi veloce che ha il supporto potente delle immagini e tutto un corredo di tecniche e contaminazioni cui attingere e con cui sperimentare senza limiti, con la soddisfazione di produrre molto in poco tempo e spesso di centrare un obiettivo.


*Per i dettagli, tutti i collage sono fotografati e riportati completi dei versi, dove usati, sulla mia pagina Facebook e Instagram.

venerdì 17 giugno 2016

Ultimamente mi capita di sommare frazioni di pensiero. Non riesco più a riflettere fluidamente o furiosamente come facevo prima, sono solo pochi grammi frammentari che si uniscono spontaneamente e trovano senso compiuto. 
Mi sono accorta che il viaggio estivo è già iniziato, anche se non lo dice ancora il solstizio né tanto meno il meteo, e che è l'insieme delle tante micro cose che sto facendo, delle micro situazioni che sto vivendo a determinarlo come tale, a determinarne ritmo e cadenza. 
Mi spingo avanti e con costanza mi chiedo quale sia il motore della spinta, il perché della messa in gioco. Solo negli ultimi giorni sono arrivata a capire che è proprio per questo, per quel guardarmi indietro e vedere le cose fatte e vissute e messe in fila: per quelle sensazioni di una serata tra calici e sonorità libere per cui si è ragionato e lavorato tanto; per l'orgoglio di incastrare tutto e farcela (libri letti d'un fiato invece di dormire, telefonate seduta a terra tra giochi, colori e giuste pretese d'attenzione, testi stesi prima con la testa in ogni momento possibile e poi trascritti con foga a due mani); per la bellezza della cultura che mi riempie anche quando è faticoso; per il piacere della condivisione, della riuscita condivisa e ancora di più dell'impegno condiviso; per la memoria delle cose che adesso non è più soltanto mia, è anche un lascito, una traccia su cui leggermi in futuro, con clemenza e con ispirazione spero. 
Così il viaggio è iniziato, quello estivo, ma forse è anche un viaggio continuo e infinitamente più pieno di quanto non scriva, costellato di momenti e sguardi e sorrisi e strette di mano e scoperte e tentativi e carezze e fotografie e canzoni e pianti e insoddisfazioni e disorientamenti e forza e prospettiva e abbracci e nascondini e partenze e crescita e perdite e scrittura, scrittura, scrittura, scrittura...


ph. Yvette Inufio



giovedì 9 ottobre 2014

Ottobre. Autunno, ma ancora estate qualche giorno e anche un poco inverno qualche altro. Primi malanni, tanto lavoro da incastrare, una maggiore fantasia alimentare da trovare, stanchezze fisiologiche da gestire.
Mi sta piacendo questo ottobre. Perché ci sono energie in circolo, le giornate sono piene e sezionate, la mia mente è continuamente sollecitata su più fronti e ancora una volta scopro che più si ha da fare più si trova tempo per fare, che il tempo impiegato regala altro tempo e di momenti nell'arco di 24 ore ce ne sono tanti.
Tempo per lo studio, tempo per l'ideazione, tempo per la scrittura. 
I progetti di mostre d'arte e testi di presentazione si stanno sommando e sovrapponendo ad una rassegna di fotografia che ha preso pieghe interessanti, qualità degli incontri, il pungolo di interviste e situazioni nuove.
Ho quindi bisogno di trovare concentrazioni differenti, di saper passare dalla scultura in plexiglas anni '80, ai concettualismi sessantottini, dal fotogiornalismo di propaganda anni '30 alla pittura contemporanea giapponese e del Novecento italiano, e la mente mi asseconda, non si confonde, ragiona bene e trae linfa, si edifica mentre lavora.
E poi si scarica e si rilassa con la musica ad alto volume, mentre cucino pietanze nuove in varietà di verdure saltate coi semi di sesamo e quiche colorate e formaggi grigliati con pinoli e uvette e carni saporite, e mi stupisco sempre di quanto io abbia bisogno di stimoli in ogni cosa, stimoli che trovo anche da sola ma che devo sempre cercare.
Adoro i periodi intensi, quando non c'è spazio per la pigrizia sonnolenta, per le ore indolenti. Anche perché regalano più intensità ai momenti ritagliati, più capacità di attenzione anche se già l'intera giornata ne richiede grandi porzioni, e rimane sempre la voglia di fare ciò che resta indietro, come quando si legge un romanzo a puntate e quando ci si ferma resta la curiosità che incalza e spinge fino al giorno dopo e a quello dopo ancora. 
E allora c'è spazio anche per le foto, per i film, per la lettura che si aggiunge ai saggi e ai cataloghi da consultare, per le esperienze condivise e le conversazioni, per quel minuto di silenzio che ti prende tutta mentre annusi l'aria e lasci andare lo sguardo nella campagna, per quel pensiero che ti tieni stretto e che ti dice che sei così e che tutto potrà cambiare ma in fondo niente cambierà davvero, migliorerà soltanto, crescerà e si diramerà come le radici dentro e fuori dalla terra, per scrivere due righe come qui adesso, per leggerezza, per fissare uno dei momenti, uno dei mesi di passaggio, con alcune parole.


giovedì 4 settembre 2014

 Agosto se n'è andato. Un settembre grigio, freddo e implacabile si è insediato al suo posto di colpo, senza concedere nessuna dolcezza, nessun passaggio indolore, è arrivato con un acquazzone sulla spiaggia che ci ha bagnati tutti senza asciugare più. L'indomani era già l'autunno, era già il ritorno dal viaggio che ogni anno chiamo estate, anche se non siamo partiti mai.
 Non siamo partiti ma non siamo neanche rimasti fermi. Dopo due mesi altalenanti di temperature incongrue, sfasamenti e cambi di rotta, agosto è stato piano, morbido e piacevole. L'abbiamo riempito d'incontri, mare, dormite, serate, letture, di cibo e di amici, evasioni giornaliere, piccoli scatti quadrati alle cose per preservare i ricordi, lasciandoci fuori dall'inquadratura, come a riservarci un punto d'osservazione esclusivo, che sembra non rivelare niente e invece strizza l'occhio e dice tutto.
 Ora riprendiamo in mano quanto lasciato interrotto, cambiati, cresciuti come dopo ogni passo, ogni più piccola esperienza, certamente riposati e pronti a rilanciarci, consumare la strada che ci aspetta, ritrovando la routine settembrina di lavoro, studio, preparazione, concentrazione, stesura testi, comodità del divano, un nuovo libro da strutturare, letture che si sommano sul comodino, il cinema del Festival di Venezia, i progetti, le tazze di caffè caldo, le camminate, il cibo sano, casa.



le colazioni silenziose, ascoltando la natura fuori


i fiori che durano solo un giorno


la spiaggia 


il regalo della Volpe (per me apotropaica) di Attilio Forgioli


grano, orzo e girasoli della campagna che ho imparato ad amare


le serate sempre belle a Senigallia (e il suo faro)


la quiete mattiniera delle passeggiate al molo


gli splendidi panorami da casa


le numerose tempeste


 un caffè, una terrazza sul mare e tante chiacchiere con Giò e Nico
e la serata texana degli hamburger con salsa barbecue da Ale e Vitt


le numerose letture e fra tutte 
l'ennesimo amato libro di Haruki Murakami


un pomeriggio speciale da Graziana con Pa e i vari aperitivi (analcolici) dell'estate


LA SERATA PERFETTA


i vicoli in festa, i mercatini, la musica e il cibo di strada


un insolito Amleto per chiudere la stagione.



venerdì 28 febbraio 2014



Appena passata la piccola onda promozionale di Frangipani e subito la mente torna attiva, deve farlo, ci sono testi d'arte da scrivere, contesti da apprendere, occhi da allenare alle immagini grafiche e figurative, le scadenze sono vicine una all'altra e ci si deve svuotare completamente per essere riempiti da nuovi argomenti, auree segniche e concettuali, tematiche e ricerche.
Stavolta mi sforzo un poco, perché l'eco delle ultime esperienze fatte con queste 13 storie persiste e non sono così disposta a sgomberare per cambiare di colpo atmosfera; eppure lo faccio e gli argomenti chiamano l'interesse come tutte le volte, succhiando ogni pagina letta, incoraggiandomi alla produzione, predisponendomi alla scrittura, al concepimento dell'incipit da cui poi muoverà tutta la critica.
Lavoro e aumento il ritmo ogni giorno, allontanando la scorsa settimana ma mantenendone il gradevole sapore, magari fino alla prossima lettura.
Quanto al prossimo libro...non sto scrivendo narrativa al momento, troppi progetti insieme per poterci concretamente pensare anche se prendo appunti mentali e in certi taccuini, anche se ho per le mani qualcosa cui devo dare forma da tanto e che potrebbe avere la sapidità di un romanzo, magari anche lo spessore.
Vedremo come saprò giocarmi il tempo e quando arriverà l'ineluttabile ispirazione.


martedì 18 febbraio 2014

la diretta radio per presentare Frangipani






è stata singolare l'esperienza in radio. nella pink room underground di Staradio l'atmosfera era frizzante. le due speaker di Mordi Vivi Fuggi, il programma delle 21.30 del lunedì sera, mi hanno traghettata in questa ora di domande precise ed attente, volte a presentare al meglio Frangipani, sottolineando dove richiesto e sdrammatizzando quando occorreva. la tematica del libro, non troppo semplice, è filtrata diretta e sciolta, è diventata l'argomento della trasmissione e motivo sfaccettato di dissertazione: il vivere quotidiano, le fragilità umane che nasconde, la ricerca di espedienti per superare piccole difficoltà che a volte giganteggiano, le scelte coraggiose che facciamo ogni giorno, più volte al giorno. c'è stato spazio per parlare della trama che lega le 13 storie, pescando qua e là frasi, riferimenti, accenni, motivazioni, regalandomi continui ritorni della loro differente, interessante lettura, continui spunti di approfondimento. è lusinghiero avere l'attenzione della gente, anche se sei lì a promuovere il tuo libro non è affatto scontato, ti riempie come ti riempie la scrittura, sai che hai lasciato qualcosa a qualcuno, che con la sua attenzione ti ha restituito il doppio. e come al solito l'atmosfera l'ha fatta la musica, la buona musica, con una playlist in parte legata alle storie del libro:

The next day di David Bowie 
perché nella seconda storia c'è un passaggio in cui la protagonista dice di smaniare per una canzone di Bowie

About a girl dei Nirvana
perché il decimo racconto s'intitola Bleach, il primo album del gruppo, da cui è tratta la canzone

e poi tanto rock perché la storia n.8 ad un certo punto dice "stordirsi di rock e di punk era l'ideale, era una catarsi tutte le volte, era scuotere la testa e buttare via le tossine, era non avere bisogno di niente perché la musica era perfetta e perché la musica era assoluta"

e adesso la spinta è a leggere ancora tanto, a scrivere ancora tanto, a cercare argomenti profondi e tematiche importanti, che sappiano colpire nel segno, suscitare emozioni condivise; la spinta è ad ascoltare ancora tanta musica e tanta buona radio. 
mille grazie a voi della stanza rosa e a presto.