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mercoledì 26 febbraio 2020
una settimana o due
martedì 18 settembre 2018
Andarmene. Vorrei andarmene lontano. Perdermi in un viaggio. Cambiare immagini e lavare la mente. Qualcosa di estraneo completamente. Sono così presa da nastri e legami come radici ben salde alla terra che avrei bisogno di prendere un lungo volo, o salpare per mare, nuotare nel mare...quanto tempo che non sento l'acqua sul viso, nei capelli...
Sono così stanca che non riesco a dormire e l'orizzonte non è mai nitido anche se l'attenzione è sempre alta e i sensi all'erta per fare in modo che ognuno abbia ciò che gli occorre, la sua dose di bellezza, l'energia dalle mie mani e il calore dai miei occhi, che pure si sciolgono, colano giù troppo spesso.
Pesco frasi e moniti che stampo nella testa e a cui mi aggrappo per fare più forte la mia forza, come se tutto fosse relazionato e ci fossero messaggi sparsi capaci di scuotere e avvicinare situazioni per niente vicine.
Scelgo parole dal significato assoluto che anche da sole spiegano tutto un periodo, tutta una serie di accaduti e sentimenti. E scavano mentre sostengono.
RESILIENZA per esempio. Gli ho sempre preferito 'resistenza' ma ha una sfumatura più calzante adesso. Non si tratta di resistere a tutto ma di resistere ad un urto. E continuare ad essere se stessi. Non spezzarsi. Mai.
mercoledì 21 febbraio 2018
Voglia di bookshops di musei, di quel rigore espositivo dei volumi, di quell'odore fresco di nuovo e mai sfogliato. Voglia di quel conforto e colore e promessa di cultura e conoscenza. Voglia di quel momento di scoperta e di evasione.
Sono quelle piccole cose e situazioni che aiutano quando un'inverno come questo ti sovrasta, quando l'influenza ha deciso di dormirti sul divano, quando arrivano notizie di partenze e addii che da lontano provocano strane risonanze, evocano ricordi d'infanzia e adolescenza capaci di mescolarti l'animo insieme a tutto quanto è già in circolo, contribuendo alla confusione, alla stanchezza.
Speriamo tanto nella primavera...
mercoledì 18 gennaio 2017
False partenze. Questo gennaio è fatto di false partenze. Ci illudiamo di aver chiuso a chiave i malesseri del 2016 e di averla buttata via lontano quella chiave, e invece ritroviamo la porta aperta e una continuità che non avremmo voluto.Il mio anno è iniziato con la febbre, poi gelata dalla neve ed ora che intendevo riappropriarmi della libertà, tornano i tremori della terra e i timori ciechi che c'investono tutti dallo scorso agosto.
Sono confusa e disorientata.
Da tante cose successe e da un quotidiano che fatica a dirsi stabile.
Il divenire filosofico imparato sui banchi di scuola, ma anche vissuto nelle esperienze degli anni, dovrebbe essere l'insegna, il monito, il baluardo. Niente resta uguale a se stesso, dobbiamo saperci trasformare. Dobbiamo saper viaggiare, muoverci con la terra e i suoi cambiamenti, ne facciamo parte, dato che la abitiamo. Ma c'è un velo pesante che accompagna gli ultimi mesi e che rende difficile adattarsi, accettare.
Cerco una bellezza salvifica ma la verità è che mi sembra tutto contaminato da questa polvere di macerie che si posa sulle cose.
Tornerà il sole ad annullare l'ennesima brutale perturbazione ma per adesso tutto è grigio, agitato, in collera e non c'è benessere, sebbene sappia di essere una fortunata.
lunedì 16 gennaio 2017
Tutti i buoni propositi buttati nel mare agitato da una brutale influenza. I postumi duri da smaltire.
Tutto da riprogrammare, riportare in vita con un ciclo di vitamine e sali minerali.
Eppure senza accorgermene sono di nuovo in pista ma non so per quale gara, a volte basta andare.
Mi ricapita tra le mani una vecchia lettura, una di quando ero abitata da sentimenti tutti intensi, senza filtri ne' pause. Mi ha come scottato le dita e dato il capogiro guardarmi indietro e rivedermi.
Quanto tempo, quanta strada, ma sotto la cenere vissuta sono ancora così.
E' una piacevole scoperta.
"Nirvana, come quando la pioggia
spegne un piccolo fuoco.
Ci vediamo nel mondo."
(Jack Kerouac
da Il sogno vuoto dell'universo)
martedì 15 novembre 2016
venerdì 7 ottobre 2016
Ottobre
Quando i mobili cambiano posizione, anche solo temporaneamente, e in più fuori è tempesta, il disordine esterno mi riordina. È ancora così dopo anni, è ancora così dopotutto.
Sono giornate dal sapore specifico, è il mese dei morti, delle persone perdute lungo la strada, e mi ritrovo a leggere di Fred nella malinconia di Patti e mi ritrovo ad ascoltare Nick Cave - nell'ultimo album ma avrebbe anche potuto essere un altro dei suoi - sussurri, suoni e fruscii di quest'uomo, questo genio sensibile, interessante e tenebroso, ultimamente sulla bocca di tutti per aver perso un figlio e per aver sublimato il dolore nella composizione, nell'espressione, documentate in un film.
Penso ai miei morti. Ai nonni, ai parenti, ai conoscenti, agli amici. Mi accompagnano sempre tutti. Le perdite più vicine bruciano ancora di un'emotività epidermica, ma le due più lontane portano il marchio di ogni perdita successiva. Un cugino e un'amica, adolescenti loro ed io.
Sono finiti nelle mie visionarie poesie di ragazza, li immagino ancora seduti a discutere dei miei movimenti sui cornicioni dei palazzi, hanno abitato per lungo tempo i miei sogni. Hanno determinato ogni mio passo da allora perché hanno dato un significato all'autocoscienza, all'andare del tempo, all'accorgersi di ogni momento. Hanno prima sconvolto e confuso le direzioni, hanno reso reale e quasi tangibile una dimensione in precedenza solo vagheggiata. Non sono andata a nessuno dei due funerali. È iniziata una seconda parte della mia vita.
Sono giorni di sensibilità scoperta, come sempre ma anche più del solito, e capitano coincidenze di letture e ascolti che sembrano unificare le esistenze. Mi salgono agli occhi certe immagini di Terrence Malick e penso che tutto ha un senso ma anche che non ha senso niente in questa stramba vita che ci tiene separati e all'oscuro...
Of all they wear.
What do I care?
And kingdoms fall
But you go on
And on.
martedì 30 agosto 2016
Però le librerie quasi non esistono più, come i negozi di dischi.
L'estate è scivolata via. Permane ancora in queste ultime ore di agosto ma qualcosa è scattato nella mente ed il corpo già risponde a nuovi ritmi, cerca altri stimoli. Si è chiuso male questo viaggio. Con tremori della terra che hanno innescato tremori dell'animo difficili da dissipare, sensazioni che a guardarsi indietro sembrano quasi aver avuto degli indizi, che a guardare avanti tolgono il senso alle cose (ma in qualche modo lo restituiscono), ci fanno piccoli e indifesi, privati del fragile filo conduttore che attraversa giorni e settimane. Eppure il tempo scorre, con la sua riserva di incognite ma scorre e lascia indietro e stratifica e aiuta. Molto spesso penso che la temporaneità sia ciò che ci salva.
L'estate, il viaggio. Quando è arrivata mi ha investita. Mi ha trovata già stanca e poi, invece di rigenerarmi, mi ha stesa con colpi ben assestati, momenti di tensione misti a momenti di grande bellezza, posti e ricordi e attimi di condivisione importanti, eppure tutti impegnativi, come una catena di montaggio senza possibilità di sosta. Non siamo riusciti a cogliere il passaggio per la distensione, abbiamo continuato a fare e fare e andare e vedere ma è mancata una chiave, o una serratura che ospitasse i singoli frammenti~ nella stessa stanza con vista.
Borghi, olimpiadi, aperitivi, tanta piscina e poco mare (e forse era questa la vera porta da aprire), un po' d'arte, famiglia, qualche amico, letture ritagliate, appunti di scrittura, la ricerca di qualcosa che non è arrivato, che non abbiamo ancora capito e poi la paura del 24 agosto, il senso di precarietà, il senso di responsabilità, la necessità del contatto fisico, la perdita della libertà, la voglia della quiete di settembre, dell'aria più fresca, dei propositi per la nuova stagione, delle abitudini da ritrovare, dei film da vedere, della musica da scoprire in macchina, con i finestrini abbassati, senza aria condizionata...
giovedì 9 giugno 2016
Momenti in cui senti tutti i limiti.
Momenti in cui non hai chiara la vista e ti sembra di non poter pensare.
Momenti in cui non sai se c'è una strada.
Momenti in cui vorresti essere molto altro, molto di più.
Momenti in cui ti serve un silenzio che non esiste.
Momenti in cui comprendi che la scrittura è e sarà probabilmente l'unica cosa.
Momenti che restano momenti, hanno un peso temporaneo poi svaniscono, lasciano appena qualche eco sul fondo dell'animo, nella coda dell'occhio, molto a lato, e tu sei già preso da nuove trasformazioni.
giovedì 31 marzo 2016
Cambi d'aria, di temperatura, di profumi e di orizzonti.
Stanchezza. Fisica e mentale.
Perché le notti sono insonni e i giorni molto intensi.
Poi fai brutti sogni verso l'alba e la tecnologia si ribella, ti cadono le cose dalle mani e ti sembra di non vedere con chiarezza, di non respirare bene. E ti capita di sprecare tempo che non hai.
Serve un pensiero zen, una postura yoga, una doccia bollente che bagni tutto di vapore.
Servono freschezza, tempi dilatati e tranquillità.
Qualcosa che sciolga l'animo.
E aiuti ad attraversare la nebbia.
Fabienne Rivory
2013 Miroir
venerdì 6 novembre 2015
Novembre
Novembre di sonni, cambiamenti, crescita, attese, tentativi, appunti mentali, speranza e scrittura. Mese di fermenti stagionali, olio nuovo, foglie rosse, malesseri articolari e gusto per la cucina.
Accadimenti che sollecitano riflessioni, letture che che sembrano ricalcare certe scelte e mostrarti a cosa porteranno, un tacere della musica che diventa assordante ma solo se ci fai caso, nell'andare della quotidianità ripetitiva eppure in sorprendente costante mutamento. Dormiveglia, sogni strani, contatto fisico, dolcezze energiche, noia dei rumori domestici, tv svogliata, passi felpati, silenzio...
giovedì 29 gennaio 2015
Ho faticato sempre nei momenti di rodaggio, nei passaggi da un ordine a un altro, perché mi affeziono alle abitudini, tengo molto alle mie saldezze; però comprendo che nuove abitudini sovvengono alle vecchie e trasformano il quotidiano in nuova vita, che è un nuovo mondo, altrettanto mio.
Il freddo della “merla”, l’unico davvero invernale, quello che amo sentire sulle guance e tendere la pelle, arriva e subito se ne andrà purtroppo, per lasciare spazio alle solite umidità diffuse che almeno un tempo echeggiavano il suono caldo del faro, ora non più.
Prendiamo quello che viene, vediamo cosa porta il giorno dentro la sua routine scandita e naturale, proviamo a indovinare quello che sarà, scattiamo foto, guardiamo con occhi nuovi in diverse condizioni di luce, teniamo il passo. E intanto se n’è andato anche gennaio.
mercoledì 17 settembre 2014
La sera che arriva prima, l'aria che si fa brivido a fior di pelle, le settimane che avanzano veloci e quella sensazione di viaggio e sospensione ormai alle spalle definitivamente.
E' un mese bellissimo, spesso soleggiato, io lo penso celeste, raccorda la stagione estiva a quella autunnale e ti regala ancora sorprese di mari azzurri e pranzi all'aperto, talvolta meglio che a luglio. Però serba qualcosa di fuggevole e incorporeo che mette voglia di coperte morbide e abbracci consolanti, libri distensivi, delicatezze.
Settembre è in realtà un riavvio, un ritrovare la concentrazione, un riprendere di abitudini e progetti lasciati in attesa; è un altro inizio dell'anno, quello degli antichi, quello dei campi e della terra. Quello della scuola. E' un buon mese per nascere, è il mese di mia madre, era il mese di Lorenzo, bei caratteri, belle persone. E c'è un indugio nascosto nello scorrere delle sue ore che suona come una raccolta di poesie in un libretto azzurro, come una canzone di Leonard Cohen, ed ha il sapore dello yogurt ma senza quello della frutta.
giovedì 31 ottobre 2013
sabato 13 luglio 2013
giovedì 30 maggio 2013
L'umore si associa al tempo, siamo inquieti e combattuti, non prendiamo bene le misure con la stagione e ci sentiamo sopraffatti, sospinti e trattenuti, perfino strattonati a volte, seppure in certi momenti prevalga lo stupore.
Sono giorni di ideazione ed organizzazione, sempre giorni di scrittura, nella quale mi rifugio ad ogni attimo che ho per me; giorni di piccoli e grandi festeggiamenti, per traguardi superati e desideri infine realizzati, questioni altrui alle quali sento di partecipare con sincero affetto, indipendentemente dalle mie convinzioni personali, come sempre dovrebbe essere.
Giorni di continuità e di ritmo andante, quello da cui ogni tanto prendi le distanze per vedere se a guardarlo lo riconosci davvero o sei solo spinto dal movimento; giorni di riflessione sempre, anche troppa, per capire dove sono, chi e con chi, per capire se chi sono ha un senso, ha un'importanza, ha un valore, o se il mondo gira anche senza di me. Certo che lo fa. Ma forse non è poi la stessa cosa.
Esserci, partecipare, fare la mia parte, dare il mio apporto, vivere la mia personalità - tutto compreso - e vedere se rimane, se fa breccia, se incide o scalfisce appena, se è qualcosa di bello e pieno e importante oppure un brusio indifferente di sottofondo.
Mettersi in discussione per crescere.
mercoledì 17 aprile 2013
martedì 9 aprile 2013
E' una primavera che fatica a sgusciare fuori dalle gonne dell'inverno e mette sonnolenza e suggerisce riflessioni più che in altri momenti. Ripenso alle cose fatte, alle ore condivise con alcune persone, al fatto che i ricordi si stigmatizzano e durano per sempre e dobbiamo viverne tanti per avere una buona scorta, per non rimpiangere, per tornarci con la mente e sorridere di vero affetto.
Giorni di revisioni e riorganizzazioni, chiusure, proiezioni. Sempre giorni di scrittura e poi giorni di musica: dopo i libri, inizio a sistemare i miei cd e ognuno ha un peso specifico che mi risuona dentro e apre una falda, mi mette una tremenda voglia di tornare all'acquisto, di recuperare arretrati accumulati con l'avvento degli mp3. Peccato non ci siano più gli stessi luoghi dove andare a sceglierli e che tutto sia un poco sbiadito nello scorrere del tempo e del progresso...













