Voglia di bookshops di musei, di quel rigore espositivo dei volumi, di quell'odore fresco di nuovo e mai sfogliato. Voglia di quel conforto e colore e promessa di cultura e conoscenza. Voglia di quel momento di scoperta e di evasione.
Sono quelle piccole cose e situazioni che aiutano quando un'inverno come questo ti sovrasta, quando l'influenza ha deciso di dormirti sul divano, quando arrivano notizie di partenze e addii che da lontano provocano strane risonanze, evocano ricordi d'infanzia e adolescenza capaci di mescolarti l'animo insieme a tutto quanto è già in circolo, contribuendo alla confusione, alla stanchezza.
Speriamo tanto nella primavera...
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mercoledì 21 febbraio 2018
martedì 30 agosto 2016
Voglia di fare una scorta di libri. Andare in una libreria, una nuova, e perdermici, spegnere tutto quello che ho in testa e annusare i volumi, scoprire i titoli, lasciarmi spingere in qualche direzione. Andare a ritrovare una quiete, come quando ero a Roma, per il master, e con la mia amica entravamo in ogni libreria per vedere se parlava anche di noi, se i libri sapevano ricordarci la bellezza, l'equilibrio.
Però le librerie quasi non esistono più, come i negozi di dischi.
L'estate è scivolata via. Permane ancora in queste ultime ore di agosto ma qualcosa è scattato nella mente ed il corpo già risponde a nuovi ritmi, cerca altri stimoli. Si è chiuso male questo viaggio. Con tremori della terra che hanno innescato tremori dell'animo difficili da dissipare, sensazioni che a guardarsi indietro sembrano quasi aver avuto degli indizi, che a guardare avanti tolgono il senso alle cose (ma in qualche modo lo restituiscono), ci fanno piccoli e indifesi, privati del fragile filo conduttore che attraversa giorni e settimane. Eppure il tempo scorre, con la sua riserva di incognite ma scorre e lascia indietro e stratifica e aiuta. Molto spesso penso che la temporaneità sia ciò che ci salva.
L'estate, il viaggio. Quando è arrivata mi ha investita. Mi ha trovata già stanca e poi, invece di rigenerarmi, mi ha stesa con colpi ben assestati, momenti di tensione misti a momenti di grande bellezza, posti e ricordi e attimi di condivisione importanti, eppure tutti impegnativi, come una catena di montaggio senza possibilità di sosta. Non siamo riusciti a cogliere il passaggio per la distensione, abbiamo continuato a fare e fare e andare e vedere ma è mancata una chiave, o una serratura che ospitasse i singoli frammenti~ nella stessa stanza con vista.
Borghi, olimpiadi, aperitivi, tanta piscina e poco mare (e forse era questa la vera porta da aprire), un po' d'arte, famiglia, qualche amico, letture ritagliate, appunti di scrittura, la ricerca di qualcosa che non è arrivato, che non abbiamo ancora capito e poi la paura del 24 agosto, il senso di precarietà, il senso di responsabilità, la necessità del contatto fisico, la perdita della libertà, la voglia della quiete di settembre, dell'aria più fresca, dei propositi per la nuova stagione, delle abitudini da ritrovare, dei film da vedere, della musica da scoprire in macchina, con i finestrini abbassati, senza aria condizionata...
Però le librerie quasi non esistono più, come i negozi di dischi.
L'estate è scivolata via. Permane ancora in queste ultime ore di agosto ma qualcosa è scattato nella mente ed il corpo già risponde a nuovi ritmi, cerca altri stimoli. Si è chiuso male questo viaggio. Con tremori della terra che hanno innescato tremori dell'animo difficili da dissipare, sensazioni che a guardarsi indietro sembrano quasi aver avuto degli indizi, che a guardare avanti tolgono il senso alle cose (ma in qualche modo lo restituiscono), ci fanno piccoli e indifesi, privati del fragile filo conduttore che attraversa giorni e settimane. Eppure il tempo scorre, con la sua riserva di incognite ma scorre e lascia indietro e stratifica e aiuta. Molto spesso penso che la temporaneità sia ciò che ci salva.
L'estate, il viaggio. Quando è arrivata mi ha investita. Mi ha trovata già stanca e poi, invece di rigenerarmi, mi ha stesa con colpi ben assestati, momenti di tensione misti a momenti di grande bellezza, posti e ricordi e attimi di condivisione importanti, eppure tutti impegnativi, come una catena di montaggio senza possibilità di sosta. Non siamo riusciti a cogliere il passaggio per la distensione, abbiamo continuato a fare e fare e andare e vedere ma è mancata una chiave, o una serratura che ospitasse i singoli frammenti~ nella stessa stanza con vista.
Borghi, olimpiadi, aperitivi, tanta piscina e poco mare (e forse era questa la vera porta da aprire), un po' d'arte, famiglia, qualche amico, letture ritagliate, appunti di scrittura, la ricerca di qualcosa che non è arrivato, che non abbiamo ancora capito e poi la paura del 24 agosto, il senso di precarietà, il senso di responsabilità, la necessità del contatto fisico, la perdita della libertà, la voglia della quiete di settembre, dell'aria più fresca, dei propositi per la nuova stagione, delle abitudini da ritrovare, dei film da vedere, della musica da scoprire in macchina, con i finestrini abbassati, senza aria condizionata...
lunedì 11 gennaio 2016
Festività definitivamente andate. Decorazioni sgombrate, riccioli dei cesti spazzati. Ora siamo pronti per un nuovo inizio, per una dieta più sana, per un gennaio più freddo e per dare una data ad ogni nuovo progetto. Voglia di tante cose, d'immagini fresche, stanze profumate, ore piene e movimento, letture e scritture, la mente lucida, i sensi vivi, musica e orizzonti significativi. Comincio dal caffè nero in una tazza rosso bruno, da un abbraccio e dalle foto sul frigo, anche se la radio annuncia la triste notizia della morte di David Bowie...
mercoledì 30 dicembre 2015
Ultimi giorni di un anno che ha dato e che ha tolto. È sempre così, ognuno di noi sa cosa e fa il suo bilancio.
Abbiamo comunque vissuto molto e siamo cresciuti, siamo andati avanti, con sforzi, rinunce, nuovi equilibri, ricerche, cambi d'abitudini e lotte contro il tempo.
E alla fine di ogni dicembre abbiamo bisogno di celebrare, esorcizzare, chiudere e archiviare, dire addio e poi salutare gennaio e i mesi in fila, frementi e speranzosi per quello che verrà.
Cosa avete chiesto al nuovo anno?
Che non sia come quello passato? Che non sia statico, che sia sereno, che porti lavoro, benessere, salute, che sia dinamico, frizzante, che porti viaggi e novità, che porti affetto, bellezza, amore, tempo da spendere, soldi da spendere, forza, coraggio, intraprendenza, fortuna? Tanta sfacciata fortuna?
Personalmente chiedo completezza ed equilibrio, concetti che racchiudono molto altro, una composizione che lascio decidere al genio della lampada, a Dio o alle stelle, senza rinunciare al fattore sorpresa, e vedremo come sarà e che faccia avrà il 2016.
Buon anno. Divertitevi.
giovedì 26 novembre 2015
Z.C.
A scrivere di te non si finirebbe mai.
E scrivere di te è una promessa tacita che ho fatto rispondendo a quello che spero sia stato un segnale di chiaroveggenza più che un vaneggiamento senile.
Oggi è una giornata fredda d'autunno e noi dobbiamo fare a meno di te, dopo novant'anni che abiti questi luoghi lasciando segni indelebili, impronte decise.
Mi hai insegnato filastrocche da bambina e mi hai dato lezioni chiare e nette fino all'ultimo, fino ad ora che ho io una bambina. La tua eredità a figli e nipoti è enorme, caratteriale, morale e memoriale ma anche concreta e materiale: io dormo tra le tue lenzuola e tengo tra le mani il carteggio di te fidanzata con nonno militare. Ho le tue borse nell'armadio, i tuoi guanti di pelle di ragazza...
Non ho ancora lasciato andare la tua figura, la tua voce, il tuo sguardo, le tue mani laboriose, eppure in questi momenti subito viene da pensare all'altrove. Spero che tu abbia trovato quello che ti aspettavi, tenace osservante com'eri. Spero che tu abbia ritrovato tutti quanti avevano fatto parte della tua storia, partiti prima di te. Magari c'era proprio zia Pierina con te stamattina, a farti da guida, a ricongiungerti agli altri. Molti di noi pensano alla morte come ad un'abissale solitudine. Io no. Io la penso come a una moltitudine. Di anime. Di affetti eterni. Specie per te che non amavi star sola, te che un uomo devoto non ha mai lasciato sola.
Hai avuto una vita lunga e piena, vissuta tutta a modo tuo, con un carattere che uno scrittore non potrebbe mai inventare. Sei stata straordinaria e sarà difficile quest'anno rinunciare al Natale con te, che ci riunivi tutti attorno al tuo grosso albero, che ci scrivevi bigliettini uno ad uno, ci costringevi a maratone di cibo tradizionale e non volevi mai lasciarci andare.
Ora dobbiamo invece salutarci ma scorri nelle nostre vene, le nostre vite diramano dal tuo ceppo, sei e sarai sempre in ognuno di noi.
Ciao, nonna Zelia, ciao.
martedì 9 luglio 2013
vent'anni.
venti
che questo verso manca del recto
che quelle strade si sono divise
che abbiamo dovuto aprire gli occhi
via dall'infanzia
che abbiamo potuto incontrarci solo nel sonno
e senza parlare.
20.
XX.
qualcosa di cosmico si aggira sempre nell'aria
il nove di luglio
da quando io sono qui
e tu
da qualche parte
lì.
neanche so raccontarla la distanza di vent'anni.
è immensa.
e ci ha resi diversi.
ma quei nastri di vento ancora ci sono
tra te e me.
"...e immaginarti complice
di questa vita
che spendi i momenti
nell'infinito..."
da Monologo Surreale
i dialoghi dei muti
M.S.
per L.
per L.
giovedì 4 ottobre 2012
Disco Story ha definitivamente chiuso i battenti.
Un cartoncino sulla vetrina vuota ringrazia quanti l'hanno scelto come colonna sonora di una vita e a me si è annodata la gola, perché quel negozio di dischi aveva i miei anni, aveva aperto nel 1977, quindi per me c'era sempre stato e da quando la musica aveva fatto presa su di me, cioè molto presto, era diventato il mio posto: quello dove mio padre cercava i dischi della PFM, de Le Orme, dei Gentle Giants o di Emerson Lake and Palmer; quello dove mi spediva mio zio a conoscere i primi U2, i Talking Heads e i Roxy Music; quello dove andavo a farmi registrare le cassettine di musica 'sovversiva' tra le medie e il biennio del liceo (INXS, Stiltskin, Soundgarden ecc); quello dove passavo il sabato pomeriggio del triennio a cercare i bootleg degli U2, a recuperare i vecchi dischi dei Doors, dei Led Zeppelin e di Jimi Hendrix da poco rimasterizzati in compact disc, e ad ascoltare nuove cose dalle cuffie, consigliata dalla ragazza che ormai sapeva cosa poteva piacermi ancora prima che uscisse sul mercato.
Sono molto triste per questa perdita e per la perdita di tutto un mondo collegato ai dischi. Penso ad Alta Fedeltà di Nick Hornby e alla scena di Bella in rosa in cui Duckie fa il suo show alla Otis Redding tra i contenitori zeppi di vinili, vecchie glorie piene di stile che oggi lasciano spazio solo a grandi malinconie.
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