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lunedì 16 gennaio 2017

Gennaio. Freddo, bianco inizio d'anno.
Tutti i buoni propositi buttati nel mare agitato da una brutale influenza. I postumi duri da smaltire.
Tutto da riprogrammare, riportare in vita con un ciclo di vitamine e sali minerali.
Eppure senza accorgermene sono di nuovo in pista ma non so per quale gara, a volte basta andare.

Mi ricapita tra le mani una vecchia lettura, una di quando ero abitata da sentimenti tutti intensi, senza filtri ne' pause. Mi ha come scottato le dita e dato il capogiro guardarmi indietro e rivedermi.
Quanto tempo, quanta strada, ma sotto la cenere vissuta sono ancora così.
E' una piacevole scoperta.

"Nirvana, come quando la pioggia
spegne un piccolo fuoco.

                                      Ci vediamo nel mondo."

(Jack Kerouac
da Il sogno vuoto dell'universo)


mercoledì 16 marzo 2016


"Gli scrittori hanno la licenza e anche la libertà di mettersi seduti da una parte... di mettersi seduti da una parte stringere i pugni e rendersi mostruosamente consapevoli delle cose che in genere noi percepiamo solo fino a un certo punto. E se uno scrittore fa bene il suo lavoro, in pratica non fa altro che ricordare al lettore quanto è intelligente - il lettore, intendo. Cioè, gli apre gli occhi su qualcosa che il lettore sapeva già da prima. E la questione non è che lo scrittore ha maggiori capacità rispetto a una persona qualunque. È che lo scrittore è pronto, secondo me, a tagliarsi fuori, a isolarsi da certe cose e sviluppare.... e pensare, tutto qui, pensare molto intensamente."

David Foster Wallace



Riflettevo su questo libro, Come diventare se stessi, questa intervista di David Lipsky a Wallace e anche sulla biografia di DFW, Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi, di D.T.Max. 
Almeno in questi due casi Wallace è stato fortunato, è stato trattato come meritava, citato lungamente, con più interesse per la scrittura che per l'aneddoto e, cosa importante, i due, giornalista e biografo, hanno prodotto belle pagine, sanno scrivere. 
Non è affatto scontato. Ho letto mille belle biografie ad esempio di argomento musicale, quindi trattate da giornalisti, ma scritte in maniera puramente aneddotica, una cronaca senza fine di nomi e posti senza aggiunte connotative, senza punti di vista, senza dissertazioni sulla musica, sugli effetti, sulla magia. Senza sostanza.
La sensazione finale era di una mancata soddisfazione, una soddisfazione a metà, anche perché tutti quei nomi e luoghi e situazioni si dimenticano in fretta e cosa rimane?
E' il motivo per cui fondamentalmente non amo leggere biografie, ma questi due libri mi hanno fatto cambiare idea, spiegano uno scrittore complesso ed una scrittura difficile, nuova, sperimentale e oltretutto tradotta, e lo fanno col pieno pathos di chi è coinvolto e turbato. Certo il merito è di Wallace ma  anche loro.
Mi piacciono gli scrittori che si mettono in gioco, che emergono anche quando parlano di altri, anche quando tracciano un profilo, anche quando fanno un'intervista. Se sono bravi non intralceranno il soggetto, lo sosterranno invece con la buona scrittura. 
Dei pittori, dei poeti, dei musicisti, degli scrittori vorrei conoscere il pensiero, la ricerca, il metodo e le intensità del loro lavoro, non solamente il contesto e le vicende che pure avranno influito, magari resi da un buon fraseggio, insomma la scrittura è il motivo per cui si scrive, no?


giovedì 17 luglio 2014

Leggere ed interpretare un libro è un po' come riscriverlo, secondo la propria percezione delle parole, delle evocazioni, delle atmosfere, dei messaggi nascosti e diretti. Chi scrive - o io quando scrivo - poi lascia andare il suo racconto, lo affida ai lettori e, quando questi gli mostrano ciò che ci hanno visto dentro, poi si aprono mondi ulteriori e sentimenti di profonda comprensione, l'uno vede l'altro nell'interezza, per ciò che è stato scritto e per ciò che è stato letto. 

Devo ringraziare infinitamente Lorena per questa recensione, per questa approfondita analisi, per tutto il tempo che la sua mente analitica e sensibile ha dedicato a Frangipani, cogliendo quanto era scritto e quanto non lo era.


Leggendo "Frangipani" questi pensieri fluiscono pensando di parlarne a qualcuno con entusiasmo, per mostrare la ricchezza che cela....

L'atto del raccontare permette di organizzare l'esperienza mediante una trama di corrispondenze tra mondo interno e mondo esterno che si rinnovano continuamente.
Nel narrare e nel narrarsi pensiero logico sequenziale e pensiero creativo sono simultanei. Si genera una sorta di sdoppiamento tra l'Io passivo bisognoso di manifestrasi e l'Io attivo che scrive, elabora, riflette, controlla.
La pratica della scrittura diviene espressione di un investimento collegato non solo alla costruzione di significati e alla ricerca, ma anche alla riorganizzazione dell'esperienza di sè.
La narrazione così come la poesia offre l'accesso ai tanti mondi reali e fantastici dell'essere e nel leggere si può co­narrare una storia. Si manifesta un "a tu per tu" con lo scrittore.
In "Frangipani" ogni racconto può essere vissuto leggendolo e si può rispondere accettando,
aprendosi alle possibilità che introduce, oppure modificandolo, smussandolo, arricchendolo di particolari.
Queste storie si devono attraversare una alla volta accuratamente. Ognuna merita un ascolto, una presenza assoluta, un esserci con tutti i sensi, un farsi permeare, un predisporsi a successive riletture. Rileggerle permette di sfogliarle e risfogliarle fino ad arrivare all'anima di ogni persona narrata, fino a stupirsi.
Entrare con tutti i sensi nella storia è dar corpo e in seguito poter dare anche voce ad un susseguirsi di immagini che affiorano dal profondo dell'anima rendendosi così esploratori.
L'invito così abilmente e sottilmente prodotto da Marta è a rendersi disponibili a fluire con il
racconto, prendere contatto ed accogliere le immagini che si affacciano o lasciare che prendano consistenza lentamente, sostenute da un ricordo, evocate da un'emozione. Per un racconto potrebbe a volte prevalere un sentimento di rifiuto poiché troppo difforme dal proprio immaginario o troppo dissonante dal processo emotivo che ha messo in atto; ogni racconto evoca immagini che possono produrre soluzioni, risposte, strategie, allargando così enormemente l'immaginario e le sue possibilità esistenziali.
Leggere i tredici racconti è leggersi e tessere collegamenti col proprio mondo interiore.
E lo stile di Marta permette questo e molto altro ancora perchè guida il lettore con raffinata
efficacia comunicativa mediante "codici" che abbracciano ogni sistema rappresentazionale. E riesce in questo con rara abilità.

Lorena Rossetti

martedì 11 febbraio 2014

Sono belle le emozioni di questi giorni, per tanti motivi, perché tante sono le cose che si stanno sommando e si parla sempre di crescita, di esperienza, di collaborazioni, di affinità. Ci sono momenti propizi e non sempre ti cadono intorno, vicino, addosso, quando succede hai gratitudine da spargere ed energia da incanalare.

Come quando chi legge il tuo libro ha commenti da trasferirti, ha voglia di parlarne, ci trova dentro la sua storia personale e ne trae un articolo sul benessere, che è il suo percorso e va a sommarsi al tuo, ad una parte di quel complesso di 13 storie che è Frangipani:


To run, l'articolo
in CORRINFORMA
il blog della mia amica Kla
                                       -->

venerdì 26 luglio 2013



«L’anima seleziona la sua corte -
 poi - chiude la porta -» 


«Non sarai mai prigioniera - 
finché ti abita -
la libertà - in persona -»


Emily Dickinson

martedì 11 giugno 2013

Certe volte mi girano in testa le canzoni, nel senso che arrivano da chissà quale sponda del passato e me le sento vagare dentro, come quando avverto in bocca un sapore di frutta, di pesca generalmente e magari è inverno e non ci sto affatto pensando. Oggi è spuntata fuori Acrobat, degli U2, da Achtung Baby. Questo album l'ho interiorizzato perciò non è così insolito che ne salti fuori una canzone senza motivo, però è già da un po' che non lo ascolto ed è emersa dal nulla, con la parte finale del testo, con quelle parole a cui ho tanto pensato per anni, quando ero una ragazzina suggestionabile e affamata di significati. Non è che sia cambiata poi molto, credo. Ecco, questo disco è una delle cose che porterei con me in capo al modo per ricordarmi chi sono.


...And you can dream 
So dream out loud 
And you can find 
Your own way out 
And you can build 
And I can will 
And you can call 
I can't wait until...



venerdì 29 marzo 2013



To wrapped in light. I like - Yulia Luchkina

DOVE STA AMORE?
Where lies love? 
DOVE STA AMORE? 
Here lies love. 
The ring dove love 
In lyrical delight 
Hear love's hillsong 
Love's true willsong 
Love's low plainsong 
Too sweet painsong 
In passages of night 
Dove sta amore? 
HERE LIES LOVE 
The ring dove love 
Dove sta amore? 
HERE LIES LOVE.



Lawrence Ferlinghetti

venerdì 8 marzo 2013


"Si giudica un grand'uomo dai suoi
capolavori, non dagli sbagli"

                                     Voltaire

Mi chiedo quali siano i miei. Se ne ho fatti,
 se ne realizzerò mai.


venerdì 5 ottobre 2012



questa storia, questo racconto, ancora mi fa palpitare.
mentre lo scrivevo, quando lo rileggo, 
e quando lo ritrovo nelle parole di chi lo ha assaporato
con un'attenzione di cui sono sempre tanto grata.

sono le belle considerazioni di Paola.

giovedì 21 giugno 2012


"Do I not deal with angels
when her lips I touch "

(Kenneth Patchen)


C'è stato un incontro anni fa. Con la musica Ambient, con Brian Eno, con tutto un retaggio di composizione contemporanea che andava a sommarsi alle immagini e che andava a sommarsi alla poesia, alla poesia americana, alla beat poetry che così tanto mi aveva illuminata, che così tanto contava per me. Poi era arrivato WALK INTO MY VOICE, come un regalo, una magia sonora in grado di aprire porte, immergermi in universi liquidi, con quelle note di piano e quei trilli e tintinnii.
Mi ero già innamorata di An American Prayer, i versi e la voce perfetta di Jim Morrison sulla musica dei Doors. Ma questo era qualcosa di diverso, sperimentale, misterioso, scintillante di quei brevi momenti che ad ogni termine lasciavano un senso di sospensione e una profusione di eco, risonanti. 
E' finito anche in un mio racconto, quello che tiene insieme molte tracce dei miei passaggi.
E chiama alla mente tante cose...

"...la migliore sessione per me fu quella americana, con i compositori Harold Budd e Jessica Karraker che lessero stralci da Walk into my voice, un album di poesia beat americana che avevo scovato un pomeriggio piovoso al negozio di dischi dove andavo sempre. Ci passavo le ore là dentro e in un momento eccola lì tra le mie mani quella fantastica registrazione dell'Orangewood Studio di Mesa, suoni e parole, musica contemporanea e versi di Denise Levertov, Kenneth Patchen, Lawrence Ferlinghetti, Michael McClure, Philip Lamantia. Mi trasportava in una sospensione bizzarra, lo trovavo un lavoro di grande qualità, costruiva un'esperienza sensoriale completa, dava grande forza alla poesia. E adesso ce li avevo davanti, avevo le frasi, le voci e le espressioni. Non credo di essere mai stato tanto assorto in una performance come in quel frangente.
Furono giorni pazzeschi."


M.S.
pag.39

" ...so warm and sweet..."

giovedì 16 febbraio 2012


"Non sono la metà migliore.
Ma sono la tua metà."

Alfred Stieglitz 
a Georgia O'Keeffe 





1930


lunedì 13 febbraio 2012

"Nella vita bisogna (soprattutto) resistere" 
Ernest Hemingway




Mi è tornata la febbre per Hemingway. Non mi passa mai, ma ad ondate mi concedo immersioni totali e questa volta più delle altre perché sto leggendo la sua biografia scritta da Fernanda Pivano - mio grande faro.


Di solito preferisco i romanzi alle biografie ma mi accorgo che ultimamente ne sto gustando parecchie, con predilezione per le musicali e le letterarie. Nel corso degli anni mi hanno entusiasmato Nessuno uscirà vivo di qui, la biografia di Jim Morrison di Jerry Hopkins e Danny Sugerman che ha segnato l'inizio di molti miei percorsi; Vita di Kerouac di Ann Charters accoppiata al libro fotografico di David Sandison scovato al reparto remainders di una fantastica libreria di San Benedetto; diverse biografie di artisti, tra cui quella di Frida Kahlo di Rauda Jamis, piena di stralci dai diari che sono la parte più interessante. L'angosciosa Vita di Sylvia Plath di Anne Stevenson più che letta l'ho studiata per un racconto che devo ancora revisionare, poi ci sono state Jeff Buckley, una goccia pura in un oceano di rumore di Jeff Apter e On some faraway beach, la vita e i tempi di Brian Eno di David Sheppard, entrambi regali di una persona attenta; un paio di biografie degli U2 in anni giovanili e qualcos'altro che ora non mi torna in mente...
L'ultima grande lettura comunque è stata Just Kids di Patti Smith, sugli anni formativi con Mapplethorpe. Magnifica.


(Sul comodino attende quieto Kafka di Pietro Citati e la mia wishlist elenca diversi titoli da depennare.)


Hemingway, Hem, Mr. Papa, Wemedge, Weminghway, Hemmy, Hemingstein e in quant'altri modi si facesse chiamare, quest'uomo di scrittura, pesca, caccia e guerra, quest'uomo "molto tough" che amava le donne "molto tough", scrittore senza sosta di una vita senza sosta, piena di gente, di cicatrici, di euforie e di depressioni, piena d'alcol e di talento, è uno di quelli che continuo a chiamare dal passato e ad intervallare a letture più attuali e spesso meno sapide, è uno di quelli che cerco e ancora trovo nelle vecchie edizioni ai mercatini estivi, uno di quelli che hanno reso grandiosa la letteratura e gloriosi i suoi anni americani con ruvidezza, realismo, estrema intensità e infinita poesia. Uno di quelli che occupano posti speciali sulle mie mensole e in fondo al mio essere, sempre nascosti dietro le mie parole e che mi tengono per mano ovunque io stia andando.

lunedì 9 gennaio 2012




"(...) 
ascolta, c'è un dannato universo bellissimo qui accanto: andiamo"

E.E.Cummings