mercoledì 22 aprile 2020




Come l'ultimo luogo del mondo. Un approdo cui era giunto dopo mille anni di passi uno dietro l'altro. Un estremo zen, un distendersi di linee e di aria, di suoni e di odori perfetti per le latitudini di un uomo che aveva fatto e mosso troppo ed era partito vuoto, senza credere a cosa si potesse ancora arrivare, che cosa si potesse raggiungere sul suolo e per le acque, dentro gli sguardi lunghi che sembrano non avere confini.
L'ondeggiare lieve dell'acqua che tirava il legno in un verso e poi nell'altro aveva un effetto di grande quiete atmosferica che, lentamente, si faceva interiore. Permeava la pelle. Entrava dagli occhi e dai capelli con l'umidità, un'umidità odorosa, azzurra come tutto ciò che vedeva. 
Non seppe per quanto tempo rimase lì, giunto ma anche disperso, né poteva dire che uomo fosse quando si girò e riprese il cammino, una volta che tutto l'azzurro fu richiamato dall'ombra e divenne freddo con la sera.


mercoledì 15 aprile 2020






Nascosto. In cerca del vuoto. In fuga dal suono. 
Come catturato in un cortocircuito della vista o della mente, come assediato dal rumore, come impazzito d'immagini e luci, infastidito negli occhi, stordito nelle orecchie.
Corso via e poi scomparso sulla strada. Nessuno oltre me.
E campi, e costruzioni e lievi fruscii.
Approdavo da un'inquietudine all'altra, dal chiasso al silenzio, dal lampo alla nebbia.
E sempre fuggivo.

mercoledì 26 febbraio 2020

una settimana o due

L'occassione del silenzio. La capacità di ascoltare i suoni, non il confuso, chiassoso chiacchierio della gente. L'opportunità della sospensione da tutto, solo per un po', finché è necessario.
Sentire i fruscii, l'andare della natura, il proprio respiro nel resto. 
Un tempo di attesa, per vuotare invece che riempire di ansia, informazioni, accumulo seriale. 
Troppa voce. Troppe voci. 
Quando le azioni sono inutili o nocive, quando le opinioni sono superflue e fastidiose, basta fermarsi e tacere. Vuotare. 
Poi verrà il tempo di ricominciare. 
Adesso basta l'attesa, la calma, l'intelligenza di favorire l'efficacia.

lunedì 24 febbraio 2020

Torno al blog dopo più di un anno e con l'intenzione di farne un'altra pagina bianca dove scrivere, un altro luogo dell' ALTROVE. Comprendo quindi che il nome scelto per questo spazio vale ancora. Il nessun luogo, la zona neutra e potenziale, il mio angolo nella rete stretta e confusa, dove probabilmente guardo e leggo solo io ma non importa. Non ho mai cercato la comunità. Sono fatta di individualismi. Eppure scrivere in questi non luoghi accessibili rende la scrittura differente, le cambia il tono, le alza la voce (solo un poco) e la trasforma in una bottiglia con un messaggio lanciata nel mare. 
E' un altro momento della mia vita. Un altro momento della mia scrittura. Un'altra fase. Una fase in cui scrivere torna a prendersi spazio, a mettersi in gioco, a mangiare terreno e carta e quel che c'è da mangiare a grandi morsi affamati.
Metto al blog un nuovo vestito e riparto, ispirata da tutto.

lunedì 4 febbraio 2019


(ph. ?)


Me la sentivo sulla pelle per ore dopo che ci eravamo visti. 
Più dei frammenti di sguardi e degli angoli di sorriso. Più degli scintillii di luce dietro la sua testa mentre passeggiavamo. Più delle fugaci immagini che mi tornavano alla mente ripetute come una successione di diapositive riassuntiva della giornata. 
Me la sentivo sulla pelle in un continuo, setoso fruscio di contatti sfiorati, come una pennellata densa e delicata che indugia in mille dettagli, come un tatuaggio dipinto che non scolora ma espande, conquista e odora di tutti i suoi movimenti nell'aria e nello spazio intorno e tutto quello che volevo era toccarla di nuovo, vederla, averla ancora addosso senza un limite mai.